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>UN VOTO REPUBBLICANO - 5


Il Partito radicale nacque dal cuore e dalla mente di un gruppo di eredi di una grande tradizione di cultura e di politica del nostro Paese: il laicismo che va da Machiavelli a Croce, il filone del liberalismo repubblicano italiano che parte da Spinelli, Rossi e Salvemini ed arriva a Gobetti ed Amendola. Esso raccolse, intorno al più libero settimanale che abbia avuto sino ad oggi l'Italia, Il Mondo, gli scrittori di Stato Moderno, chi del Partito liberale non era stato travolto dalla dittatura fascista né corrotto dai potentati economici, alcuni scrittori di origine azionista, il meridionalismo democratico di Nord e Sud, i giovani dell'Unione goliardica italiana. La causa occasionale della sua nascita fu la crisi del centrismo degasperiano e l'inizio della coraggiosa battaglia per un nuovo equilibrio politico.

A questa battaglia si associarono donne e uomini e gruppi di diversa formazione e di eterogenea inclinazione. In un certo senso il Partito radicale ripeté, in condizioni politiche ben diverse e molto meno drammatiche, l'esperienza che fu già una volta del Partito d'azione. Anche allora il richiamo del Partito socialista fu per molti più valido di qualsiasi determinazione ideologica, di qualsiasi tradizione e di qualsiasi altro richiamo. La funzione di questa forza la si vede al tempo della battaglia istituzionale, che portò alla conquista infinita della Repubblica.

Oggi ci troviamo di fronte ad un’altra grande battaglia per lo sviluppo democratico del paese e la sfida per e del centrosinistra, o Unione, è vinta solo a metà. Proprio in questo momento, tutti insieme, dobbiamo raccogliere le nostre forze attorno a chi, come socialisti e radicali, ha avuto un'importanza di prim'ordine nella vita del nostro Paese, spesso anticipando a costo di alcune asprezze e di molte incomprensioni, le soluzioni politiche oggi raggiunte.

Proprio per questo, con un Partito repubblicano italiano che scompare in un centrodestra che va dal fascismo all’antifascismo, dallo statalismo al liberalismo, dal federalismo al centralismo, la Rosa nel Pugno rappresenta l’unico vero e autentico progetto politico per un nuovo centrosinistra. Una lista con radici morali, culturali e politiche che rispettano una vocazione democratica e laica a cui mi sento vicino. Uno lista che non tollera compromessi, l’unica che riafferma con coerenza le permanenti ragioni di distinzione e di autonomia di una posizione che non è solo socialista e radicale, e che soprattutto non si esaurisce con il successo della vittoria elettorale di Romano Prodi su Silvio Berlusconi.

È il Mondo, è Nord e Sud, sono gli stessi goliardi della «libertà di cultura». La Rosa nel Pugno ha scelto ancora una volta la strada difficile di una minoranza democratica piuttosto che quella della confluenza eterogenea in un partito di massa come i Ds o di un cartello fantoccio come l’Ulivo nato ormai dieci anni fa e ancora incapace di trovare un progetto politico valido per governare la società in trasformazione.

La mia scelta di votare Rosa nel Pugno è quella di chi da anni apprezza Emma Bonino e le battaglie radicali, una scelta per il presente e il futuro dell’Europa. I repubblicani e tutti i democratici sanno di dovere a questi uomini, ai più noti e ai più giovani, rispetto e gratitudine.

La Rosa nel Pugno garantisce l'avvenire di una società più democratica e libera.

Pubblicato il 8/4/2006 alle 13.2 nella rubrica Diario.

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