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>LE MIE DONNE PREFERITE - 5

Questo è solo un racconto di racconti raccontati. Un ricordo di ricordi altrui ricordati. Una storia di storie mai abbandonate, per chi crede che morto e sepolto non sia poi così facile. Questo è solo un racconto di chi non c’è più, in fondo un modo per esserci ancora di più. Questa è solo una storia finita da tempo, e proprio per questo cominciata di nuovo, ancora da leggere e ancora da scrivere.

Questo è un racconto di programmi in tv, di quiz, di domande, di Bongiorno e Mike Rischiatutto. Di pugilato, di Benvenuti, di sport e canzoni. È una fotografia ingiallita dal tempo, su una scala una donna da andare a trovare, per partire tranquilli del cielo sereno, o con la garanzia di piogge clementi. È una fotografia di tre quarti, un bianco e nero un po’ austero, oppure una Messa a febbraio, e qualche gustosa ricetta. Questa è una cucina economica, o i lavori di casa, l’origine e l’archetipo tutto materno. Questo è un piatto di cappelletti, di dubbi sul genero, mascolinità e giardinaggio di una giornata passata al mare. È la storia di un ombrello riportato e di un marito sempre pronto ad uscire, con in testa trucchi e pensieri per vincere al bar la mano di carte.

Questo è una piccola bottega Margherita di Conad, o molto più spesso pulizie, una volta persino nella casa del sindaco. Oppure una febbre guastafeste, bagno, ragù e finta salute, a lei non gliela si faceva in realtà, niente cinema, e a letto a riposo. Questo è un viaggio dalle colline alla bassa fino in città, di un cognome e di tratti genetici, di un monito, a volte, di spensieratezza e forza di volontà tutte le altre.

Solo che a volte succede che nelle storie arrivi un cattivo, non serve passare dal bosco e porta dritti dritti stesi su un lettino di un grigio ospedale. Perché questa è anche e soprattutto una storia di solitudine, affatto di morte che spegne, ma di dolore che accende, e di figlie che imparano subito a fare i conti con la vita più dura, di difficoltà inspiegabili per chi ha la fortuna di non esserci passato. Questa è la storia dell’assistenza, della chemioterapia, della speranza, delle lacrime e dei rimpianti di altri. Solo un racconto di racconti raccontati.

Mai vista e mai conosciuta. Il gioco del tempo e gli anni di scarto, eppure l’affetto e la certezza assoluta che lei fosse proprio sempre una dei nostri. Il cimitero, l’ingresso, una, due, tre, quattro curve, la salitina e un salutino. La fotografia, ingiallita dal tempo, su una scala una donna, è lei, è la mia nonna.

Pubblicato il 31/3/2006 alle 23.28 nella rubrica Ego.

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