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>UN VOTO REPUBBLICANO - 2

La transfuga, la scissionista, l’amante di Prodi, chiamatela come vi pare. Luciana Sbarbati rappresenta il peggio del peggio della politica repubblicana degli ultimi anni. Nella sua setta è riuscita a fare peggio di Giorgio La Malfa, con lo stesso atteggiamento opportunista e di attaccamento alla poltrona aggravato dal fatto di non aver dato spazio a nessun altro al di fuori di lei.

Il Movimento repubblicani europei da lei fondato, saldamente ancorato al centrosinistra e costituente della lista unica di Uniti nell’Ulivo ieri e dell’Ulivo oggi, è infatti un fantoccio politico che serve esclusivamente a lei e che indebolisce chi come noi non ha condiviso le decisioni del congresso di Bari e ha continuato a lottare come minoranza interna per far uscire il Partito repubblicano italiano dall’alleanza con la Casa delle libertà. Il Movimento repubblicani europei è servito solo a Luciana Sbarbati per confermare la poltrona di parlamentare europeo dopo la sua cacciata dal Pri. Lei, che dimostra la sua megalomania facendo inserire, unica nell’Unione, il suo cognome nel contrassegno di lista, in questi anni non ha fatto altro che rivendicare il suo repubblicanesimo iconografico dichiarando di essere «cresciuta in una camera in cui l’edera era persino nella carta da parati e Garibaldi e Mazzini le foto principali della casa», oppure rilasciare dichiarazioni dall’ippodromo di Monte Giorgio poco dopo la partenza dei cavalli su cui scommettere.

Il Movimento repubblicani europei dice di voler fare della laicità dello Stato la propria «azione politica, culturale e giuridica, perché ai cittadini e alle persone, senza distinzione di classe, di origine e di confessione religiosa, siano dati i mezzi per essere se stessi, responsabili del loro sviluppo e artefici del proprio destino». E poi ancora: «La laicità dello Stato è un’idea di progresso, un quadro di legalità, un forte senso di valore al servizio delle libertà individuali, garanzia della pace civile, azione, volontà e diritti civili».

Tutto questo al punto tale che quando radicali e socialisti, giustamente, hanno chiesto alla Sbarbati se avesse voluto entrare nel progetto di costruzione della Rosa nel Pugno, la signora ha declinato e ne è rimasta fuori. Ha preferito inspiegabilmente essere fagocitata da un Ulivo in cui Ds e Margherita fanno il bello e il brutto tempo, piuttosto che lavorare fianco a fianco di Radicali e Sdi, con i quali il confronto in termini di percentuale elettorale sarebbe stato più alla pari. Ma la Rosa nel Pugno, che doveva scegliere uno o al massimo due leader, aveva deciso per Bonino e Boselli, lasciando fuori tra l’altro il meno popolare Pannella, e la Sbarbati non avrebbe potuto sopportare di non apparire. Meglio Prodi, allora, che almeno alle convention si piazza vicino a lui e il giorno dopo sui giornali la foto la vedono in tanti.

Altra dimostrazione di come a lei interessino soltanto visibilità personale e propria carriera è arrivata con la presentazione delle liste. Il Movimento repubblicani europei, soggetto fondatore del listone, candida solo un paio di esponenti alla Camera nelle fila dell’Ulivo senza possibilità che vengano eletti, quando invece con la Rosa nel Pugno poteva garantire il seggio ad uno di loro, e si presenta al Senato solamente in Emilia-Romagna (dove la Sbarbati ha avuto almeno il buon gusto di non presentare il suo nome), Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia.

Alla fine comunque meglio così. Se l’Mre fosse entrato nella Rosa l’elenco in basso avrebbe dovuto cambiare in «Laici socialisti liberali radicali repubbli…cani e porci».

Pubblicato il 29/3/2006 alle 2.34 nella rubrica Diario.

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