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>ATTO DI DOLORE

Ecco ampi stralci del discorso che il cardinale Pio Laghi non pronuncerà.

«[…] Trent’anni fa, mercoledì 24 marzo 1976, scattò il golpe in Argentina. Io ero Nunzio apostolico lì e lo rimasi fino al 1980. Morti, torture, trentamila persone scomparse nel nulla: una tragedia che non dovrà essere dimenticata. Come forse saprete, il 19 maggio 2003 le Madres de Plaza de Mayo mi hanno denunciato per complicità con i golpisti […]. Spesso quando mi reco nella mia Faenza o in altre città c’è qualcuno – di solito una donna o due – che in silenzio, con un cartello o un fazzoletto, mi accusa […].

Non è stato facile per la mia coscienza ammettere che sì, ho sbagliato. […] Io chiedo perdono al popolo argentino, al mondo e a Cristo per quel che ho fatto e anche per i miei silenzi. Chiedo perdono per le terribili parole che pronunciai nell’omelia del 27 giugno 1976, tre mesi dopo il golpe: Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre idee diverse ed estranee, la nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e […] si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio.

In questi anni ho riletto l’urlo di Paolo ai Galati (5,1): Per la libertà Cristo ci ha liberati. E mi ha folgorato il sentire un sacerdote dire, pochi mesi fa, che in tante chiese dell’America latina accanto al Cristo sofferente i cristiani rendono ancora omaggio ad una piccola immagine di Ernesto Che Guevara.

Trent’anni fa ho tradito il popolo di Dio, oggi invoco il vostro perdono».

Dashiell Philip Chandler

Pubblicato il 24/3/2006 alle 0.43 nella rubrica Scolpito.

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