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>FELIX, CONIGLIETTO E SODDISFAZIONE

Mica come quei selvaggi e no global di Madagascar, questi sono degli snobissimi e altezzosissimi fossili viventi tipo dodo o tigri della Tasmania e allo zoo ci vogliono andare eccome. Sognano «La mutua, il riscaldamento e tre pasti al giorno», altro che la scomoda città perduta e sommersa in cui li stan portando, e ci credono talmente tanto che ad un certo punto rinchiudono pure in cella il capitano Bruno (orso, of course) per prendere possesso della spedizione comandata dal Nemo di Jules Verne. Comunque: il coniglietto di peluche scrive tutto ciò che vede e che gli capita e il racconto epistolare altro non è se non la lettura delle letterine che spedisce chissà come alla sua padroncina. Comincia come se fosse una puntata qualsiasi di una serie animata televisiva per bambini piuttosto piccoli, gli stessi che verranno poi delusi irrimediabilmente da viaggi che appartengono tutti quanti a miti generazionali anni ’90 e precedenti, dallo Yeti abominevole uomo delle nevi e dal pegaso unicorno alato, fino al magico troll, al Nautilus, a Nessie il mostro di Loch Ness, ad Atlantide e ai vampiri. Peccato allora per le voci di Cucinotta e Alessio Boni (ma non le avremmo riconosciute, siamo onesti) perché qui ci voleva più che mai quella di Davide Garbolino, per il protagonista o almeno per il fratello lentigginoso o brufoloso di Sophie (la padroncina, che prima si chiude da sola in bagno e poi sale sulla capanna di legno costruita tra i rami dell’albero). Alla fine Felix ci fa la figura del furbone in più o meno ogni occasione, specie nella gag in cui cancella una macchia di caffè dalla cartina di bordo. «La mia saliva è uno smacchiatore eccezionale» dice tutto quanto soddisfatto.

Felix - Il coniglietto giramondo (Felix - Ein Hase auf Weltreise, Germania, 2006, sala)
Regia di Giuseppe Maurizio Laganà

Pubblicato il 21/3/2006 alle 17.57 nella rubrica Cinemio.

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