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>BOUCHET, FULCI, SEVIZIE E PAPERINI

Per quel nudo l’hanno pure arrestata Barbara Bouchet. Ma negli unici due momenti in cui il bambino che le serve la bibita fresca compare effettivamente insieme a lei (la sequenza è girata tutta con una serie fittissima di campi e controcampi), ad essere ripreso è in realtà una controfigura, il nano della stazione Roma Termini. Già, perché il nudo esibito a un minore è reato penale. E pensare che il film lo dice forte e chiaro: il mostro, quello vero, si nasconde tra i filari di un campo di grano, o dietro il sorriso bonario di un giovane parroco, tra le mura erose dal sole di Accendura, paesino del meridione dimenticato da Dio e dalle guide turistiche. Qui, appunto, la giovanissima e bellissima e doppiatissima Bouchet, è una facoltosa ragazza che vive nel lusso della sua avveniristica abitazione, e la prima ad essere sospettata per i continui massacri di bambini. L’opera (la più grande?) di Lucio Fulci non si limita solo a stare alla base del cinema di genere, ma si carica di tensioni ed inquietudini al ritmo della cantilena sfiatata di una fattucchiera di campagna e fa sussultare cuore e stomaco alla vista di un bambolotto spezzato, testimone muto del più atroce dei delitti. Affascinante e morboso, oltre alla rovinosa caduta finale dalla rupe, nella mente restano impresse le note di Un giorno insieme a te, accompagnamento musicale di Ornella Vanoni per l’insostenibile linciaggio della Magiara (Florinda Bolkan): il suo massacro a colpi di catene è quasi un’omelia laica, uno dei più potenti atti d’accusa mai apparso al cinema contro l’implacabile ottusità dell’homo homini lupus.

Non si sevizia un paperino (id., Italia, 1972, sala)
Regia di Lucio Fulci

Pubblicato il 14/3/2006 alle 18.59 nella rubrica Cinemio.

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