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>IL GIARDINIERE IMPEGNATO E FIRMATO

Ci ha vinto pure l’Oscar Rachel Weisz, ma del resto di dubbi ce n’erano pochi fin dall’inizio, che quelle fighette come il suo personaggio, trucco leggero, maglietta sottile e sfida diretta al relatore, fanno il colpo sempre o quasi. Infatti succede (e non casualmente) che prima il diplomatico britannico se la scopi (per la gioia di entrambi) e poi se la sposi (per la gioia del pubblico), e che lei faccia perdere la testa un po’ a tutti quanti. È un nuovo genere quello che l’invadentissima regia di Fernando Meirelles propone nell’adattamento cinematografico del romanzo di John Le Carrè, finalista al premio Bancarella 2002. O meglio, quel po’ di buono nasce in sala montaggio, dove l’impresa trova un equilibrio tra thriller, storia d’amore, impatto sociale, Ralph Fiennes, denuncia no global, belle riprese da documentario, bambini africani, colori infiniti di quel continente e aumento dell’autostima personale di un regista (ma City of God è decisamente più convincente) che crede di essere giovane e forte solo per l’uso costante della camera a mano. Man mano sale l’onda dell’indignazione per un Occidente che abbandona/sfrutta/uccide l’Africa, in una Nairobi dove la gente muore d’aids e l’industria farmaceutica ovviamente senza scrupoli sperimenta farmaci potenzialmente killer sui poveri, i deboli e gli inermi con la copertura e l’insabbiamento delle prove (eccolo, eccolo che arriva) del potere politico e di governo. Un lavoro concitato fin troppo, che si lascia guardare senza produrre passioni se non in chi indossa capi firmati e passa al cinema giustappunto per prendere coscienza di quanto va male il mondo e sentirsi così più impegnato degli altri.

The Constant Gardener – La cospirazione (The Constant Gardener, Germania/Regno Unito, 2005, venezia 62)
Regia di Fernando Meirelles

Pubblicato il 11/3/2006 alle 23.22 nella rubrica Cinemio.

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