Blog: http://clos.ilcannocchiale.it

>IL GIORNO DEL RICORDO

Ho ricordato, ho ricordato. Mi dà un po’ fastidio il fatto di giocare sempre sul «A voi la Shoah e a noi gli infiboibati» usando la Storia come clava politica, prima il 27 gennaio e poi il 10 febbraio, e niente tutto il resto dell’anno, ma ho ricordato, ho ricordato. Ma se allora proprio destra e sinistra dev’essere, allora anche un dibattito tra storici italiani (anche cosiddetti di destra) e storici jugoslavi (anche non cosiddetti di sinistra) sarebbe perlomeno auspicabile.

Toni Capuozzo si è elevato fino a scrivere di «Dio del comunismo», e che «il nazionalismo non spiega tutto e il comunismo invece sì». Io volo molto più basso, che di foibe e di infoibati a me alle medie me ne hanno parlato, e non ho il rancore di certi tizi che urlano e imprecano contro l’allora Pci che sicuramente insabbiò l’insabbiabile per occultare azioni e uccisioni più o meno dirette. Ma il dibattito perlomeno auspicabile si risolverebbe con una certezza di ferro: di quei fatti terribili accaduti nel Carso il regime fascista non fu certo una vittima, ma uno degli ultimi protagonisti sulla scena di una vicenda con radici complesse. Perché un conto è la responsabilità oggettiva del massacro, partigiani comunisti jugoslavi spalleggiati da partigiani comunisti italiani capaci solo di odio e vendetta, ma un’altra è la storia del confine orientale, che non comincia l’8 settembre 1943, quanto piuttosto alla fine della Prima guerra mondiale con l’annessione all’Italia di zone con popolazione slovena ed altre miste slavo-italiane. La storia del confine orientale non comincia nemmeno con le violenze e le sopraffazioni fasciste della Provincia di Lubiana, che furono causa di incendi e di esecuzioni.

La storia delle foibe comincia con il Regno d’Italia di casa Savoia, e lo stato cosiddetto liberale che produsse e condusse al regime fascista. E allora forse è per questo che citando sempre Capuozzo «il glorioso popolo italiano non sa che farsene, delle foibe… e in qualche modo, avendo gli esuli trovato appoggio, per decenni, solo nella pubblicistica di destra, gli è rimasto appiccicato qualcosa di nostalgico di sospetto, di estraneo». Mai aggettivi più azzeccati. Diventati Repubblica la prima questione fu subito destra e sinistra, e clava politica. E la pubblicistica nostalgica, sospetta ed estranea si rifaceva proprio alle radici monarchiche di quel crimine comunista delle foibe sul Carso.

Pubblicato il 14/2/2006 alle 23.30 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web