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>RE SOLE

Dell’asse Roma-Berlino-Tokyo poco importa del Giappone alla prospettiva della Storia patria o a quella europocentrica. Una nazione che non consegnò ebrei alla Germania e condusse la sua guerra sul Pacifico contro gli Stati Uniti. Tra l’altro rispetto al duce o al fuhrer, l’imperatore del Giappone aveva un vantaggio non da poco, quello d’essere dio in terra, salvo poi interrogarsi sul che cosa il suo corpo avesse di così diverso da quello dei suoi sudditi, tanti inchini e saluti devoti e sottomessi. A Ferragosto ’45 dunque, l’annuncio a soldati, marinai e popolo tutto, la guerra non si è risolta a vantaggio del Giappone, e tutte le sue strane e oscure frasi, e il suo fascino leggendario, e il suo tic, e il suo laboratorio da piccolo scienziato, curioso e interessato al cosmo, paziente e quasi indifferente rispetto al resto. Il film che Aleksandr Sokurov dedica ora ad Hirohito è da leggere in questa prospettiva. Nessuna ambizione monografica o biografica. La figura imperiale è fin troppo complessa, nutrita di religione, filosofia, scienza, cultura e letteratura, e la sua vita e il suo regno (88 anni l’una, 63 primavere l’altro) troppo folti per sperare che un’opera cinematografica riesca ad esprimerle compiutamente. Sin dal principio Hirohito ha allora connotati umani e il regista si prende tutto il tempo per raccontare con i toni e i modi calmi la vicenda sino alla rinuncia dello stato di divinità. Notevole la fotografia dello stesso Sokurov, un colore che fonde insieme le magnificenze soppresse dalla guerra e il pulviscolo del bunker, in una resa che ricorda l’acquerello nero utilizzato dallo stesso imperatore. Bello. Bello fuori misura.

Il Sole (Solntse, Russia/Francia/Italia/Svizzera, 2005, sala)
Regia di Aleksandr Sokurov

Pubblicato il 30/1/2006 alle 23.28 nella rubrica Cinemio.

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