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>SET POINT, NON SI ESAGERI

Beato chi ci trova il Woody dei tempi d’oro, e che riesce a leggerci tra le righe molto più di quanto c’è. Qua è sembrato il film dei ma, acceso ma non intenso, concentrato ma non forte, esperto ma non interessante. Buono da vedersi per avere un deposito di discussione in una serata un po’ qualsiasi, dedicato a tutto quanto fa destino, fortuna e caso. Sia chiaro: è solo questione di sensibilità, che se davvero l’amante bionda (meglio appunto sarebbe poter parlare della Scarlett, capace di muoverci gli ormoni nel suo subbuglio di sensualità e femminilità) dell’irlandese riscattato da uno smash e da un rovescio, il lavoro nella City consegnato da suoceri su cui il colpo è immediato e presto fatto e la mogliettina tutta arte, mostre, cultura e opera (chiaro che poi alla coppia arrivi qualche grattacapo nel momento critico del concepimento di un figlioletto) suscita entusiasmo ed attenzione, da fare c’è ben poco, avanti pure con cinema e letteratura, motivi solidi collaudati e masticati, ma che bravo Allen è ritornato proprio quello di una volta. E così va bene, perché in effetti quando mette attorno a un tavolo almeno tre persone o ne fa sedere altrettante su divanetti e poltronicine, di rivali degni non ne trova nemmeno uno, e alla fine, assistente e investigatore, sono anche meglio delle piccole e grandi battute spiritose mitragliateci addosso da decenni a questa parte. Peccato solo che Woody Allen sia uno di quegli ebrei di New York intellettuali progressisti ed introversi, mentre questa volta i personaggi vanno a caccia con fucili e abitano in mezzo al legno, odiosamente borghesi alti e conservatori, piuttosto che svolazzanti liberal un po’ radical, un po’ chic.

Match Point (id., Regno Unito/Stati Uniti/Lussemburgo, 2005, sala)
Regia di Woody Allen

Pubblicato il 29/1/2006 alle 22.33 nella rubrica Cinemio.

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