Blog: http://clos.ilcannocchiale.it

>CON IL GUSTO DELLA MORALE

C’è l’uomo pene e l’uomo sirena, ognuno con il suo siparietto musicale. Una chiave schiacciata in strada, che levarla dalla mescola d’asfalto ormai raffreddata e solidificata è cosa dura, anche se poi il sottosuolo regalerà quell’acqua ormai tagliata da ogni tubatura di Taipei, città deserta afflitta da una siccità indomabile. La telecamera fissa di Tsai Ming-liang regala un sollievo di freschezza in un film che sete e caldo e sudore li fa sentire veramente. C’è una continua produzione di pornazzi, all’inizio utilizzando questa miracolosa anguria, unico sospiro di sollievo dalla calura infernale che affligge e non lascia scampo, poi dentro ad una doccia all’acqua minerale. I personaggi principali non si parlano, la solitudine è un lunghissimo corridoio mal illuminato dalla luce fredda e spenta di neon quasi esauriti o un ascensore automatico senza fotocellula, dalla porta che sbatte e tenta di chiudersi in continuazione. Neanche a dirlo, l'aggettivo più indicato è decisamente crudo, come lo squallore e la miseria di un sesso disgustoso e doloroso, sbattuto senza storie in faccia allo spettatore che dal materiale hard cerca una fonte di piacere proprio nella sua autentica dimensione più spiacevole e deplorevole. È molto raro che il cinema riesca a dare un’impressione così dura. Se lo fa, significa che le scene sono uscite dalle mani di un creatore vero. Qui non abbiamo nulla contro mercificazione del corpo o contro produzione e visione di filmini porno, ma cercare nell’opera di Tsai troppi significati moralistici equivale a ridurne la sua statura, la sua cifra e la sua personalità artistica e stilistica.

Il gusto dell’anguria (Tian bian yi duo yun, Francia/Taiwan, 2005, sala)
Regia di Tsai Ming-liang

Pubblicato il 23/1/2006 alle 23.58 nella rubrica Cinemio.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web