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>NON CHIAMATELO SOLO BROKEBACK

In Tempesta di ghiaccio c’era il materasso ad acqua, questa volta il trinciapollo elettrico. Ang Lee è ormai talmente americano da permettersi di distinguere le famiglie a seconda di come tagliano il tacchino ripieno nel Giorno del ringraziamento. Il tanto acclamato western gay è in realtà e innanzi tutto uno di quei film che una volta si sarebbero detti intimisti, introspezione psicologica aiutata dalla cornice ambientale. Vent’anni di storia americana dunque, cominciando da quel ’63 in Wyoming in cui Jack ed Ennis fanno pascolare pecore per guadagnarsi qualche soldo in un panorama mozzafiato, prima di tornare alla loro vita quotidiana ed essere costretti a farsi una normale vita. Moglie ricca per uno, due figlie a carico per l’altro. Più che il western omosessuale interessa una storia che racconta l’amore degli uomini, desideri repressi e sentimenti soffocati, difficoltà ad accettarsi ed essere accettati, di comprendersi come e in quanto maschi e di essere compresi tanto dalle mogli quanto dalla donna. Un filmone delicato di grandi spazi e veri amori, che cresce progressivamente con lo scorrere della pellicola, più pudico di quanto il lancio e il battage pubblicitario facciano pensare. Il motivetto di colonna sonora si ripete appena può, i personaggi principali restano spesso un po’ isolati dal contesto, il cielo appare sempre e solo affrescato con i più classici dei colori pastello, la regia propone la più tradizionale delle narrazioni. Con un Gyllenhaal sempre più bravo, Ang Lee punta ben più in alto dell’apologia dell’amore gay, chiedendosi piuttosto cosa sia e dove il labile confine tra la presunta normalità della famiglia e la sospirata felicità di un’identità in cerca di coraggio.

I segreti di Brokeback Mountain (Brokeback Mountain, Stati Uniti, 2005, venezia 62)
Regia di Ang Lee

Pubblicato il 20/1/2006 alle 17.8 nella rubrica Cinemio.

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