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>LE MIE DONNE PREFERITE - 3

Aveva i capelli ancora bagnati, e quella sera fu l’ultima a non perdersi nel conto delle ultime volte. Aveva i capelli ancora bagnati, i suoi occhi, il suo sorriso, la sua fretta e la nostra circostanza. Ci si poteva persino credere, quella sera, di rivederla ancora, il mio sforzo, il giorno dopo l’eclissi, era una conquista di coraggio, il coraggio di una conquista.

La scuola certo, le nuove e diverse amicizie, la volontà improvvisa e imprevista di liberarsi e cambiare. Nel corso o in via Pistocchi oppure al fast food importava poi poco, batticuore mio, indifferenza totale sua. E allora giù alla serie infinita e pronta per l’uso di rimpianti rimorsi malinconie e ricordi. E tutto alle medie, amplificato non dall’età, ma da un tempo che corre e che sfugge, ma che sembra infinito, infinito e cortissimo. Prima, un taglio dei lunghissimi capelli, quelli ancora bagnati, quando già erano corti e ancora più belli. Dopo, i pomeriggi in parrocchia, andandosene appena possibile, sosta al tabacchi per lei, cioccolato al latte in ovetti e caramelle a volontà.

E la mia settimana bianca, e un pullman in partenza per Roma, e un’altra sera, quella davvero serata, su per le scale di Trinità dei Monti, e poi giù in piazza di Spagna nell’aria tiepida di un qualsiasi martedì di marzo. Ma la città vera era Los Angeles, e quelle grandi e piccole dei misteri di Mulder e Scully. La Tata, naturalmente, e tanta altra televisione. Il lavoro in un pub in America, il padre di un suo ex compagno di classe, Londra infine, e Faenza di nuovo, ormai già con l’inglese, capelli biondi e visiera per il sole del Palio.

Un’estate arrivò l’effetto acqua, cartolina dal mare in cui si sottolineava un impegno che non mi era sfuggito, pur nella gioia e illusione di ritrovare chi oramai era persa per sempre. Ancora flashback, di luoghi e di attimi. Castelnuovo, l’invito di Halloween «solo perché hanno insistito le altre», Piamaggio, e un sentiero di ritorno fin troppo lungo per sopportare giochi e corse degli altri. Ancora flashback, di luoghi e di attimi. La navigazione in un internet nel ‘98 per Leonardo Di Caprio, la sorella che tifava per me, «a casa io sento i discorsi che fa», e un’altra serata, di quelle calde di luglio, niente si ricordava, o niente più ricordare voleva.

Diari di scritte, diari di foto, stupidaggini a carte e ideali realtà. L’accontentarsi di una sola parola, non voler credere a quelle degli altri. Il Suzuki Vitara e quei capelli bagnati. Somiglianze, memoria, pensieri, ricordi. La prima lei, il primo noi. Non si scorda mai.

Pubblicato il 19/1/2006 alle 18.30 nella rubrica Ego.

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