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>MONDO CHE NUOVO, MALICK CHE RESTA

Prima di ogni altra considerazione bisogna avanzare una premessa. Alle volte si capisce più quanto sia bello e ricco e molto interessante il film di quanto in realtà lo stesso film piaccia fino in fondo. Succede raramente, ma aiuta il fatto che alla regia e alla sceneggiatura ci sia un tipo che forse è un genio e che di certo ha un pessimo carattere, ombroso, forse pure presuntuoso, che non concede interviste, che non si fa fotografare, anche se poi tanto cattivo non sarà se lascia così mano libera alla distribuzione su locandine e trailer. Dopo la prima ora, della foresta e del villaggio indiano, dell’antropologia e della complessità dei mondi culturali, e dell’idea di civiltà che già costringe pubblico e critica a sfibranti capriole per determinare cosa sia, bene o male, a Terrence Malick interessa solo fino ad un certo punto. Quella tra John Smith e Pocahontas, tanto bella quanto brava, è una delle migliori storie d’amore da raccontate e il suo film storia d’amore lo è fino in fondo. Ad accompagnare il visivo di un ruscello che bagna come un velo il sasso levigato e liscio, o momenti che non si pensava potessero persino essere colti e mostrati su un grande schermo ancor più splendidi e meravigliosi come un lampo che illumina il cielo plumbeo, o anche le perplessità degli indiani della Virginia arrivati al porto della madrepatria dei loro scopritori, o le scarpe con un po’ di tacco di chi ha camminato sempre scalza, c’è il sonoro delle voci fuori campo dei due protagonisti, che poi usano solamente frasi del tipo «Realtà, ciò che ritenevo un sogno». E allora per questo giro passiamo la mano, questo è grande cinema per davvero, ma per noi davvero troppo grande.

The New World - Il nuovo mondo (The New World, Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Terrence Malick

Pubblicato il 17/1/2006 alle 23.49 nella rubrica Cinemio.

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