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>CHICKEN VERY LITTLE

In America le villette hanno gli steccati. Se fate caso a come sono disegnati questi, specialmente nel finale, quando ormai, nel tentativo di arrivare a vedere la luce (in sala), noterete i dettagli più insignificanti, vi accorgerete presto dello stato pietoso in cui l’animazione in computer grafica versa dopo gl’indimenticabili Incredibili. Il pulcino con gli occhiali e senza orecchie per le stanghette, il pulcino bianco che usa l’aranciata come motore propulsore per saltare come un razzo, il pulcino rimasto senza mamma e a cui giustamente l’occasione di riconquistare l’orgoglio del padre capita sotto forma di inning decisivo in una partita di baseball in cui inspiegabilmente scendono nel diamante pure le ragazze, è il protagonista dell’ultimo film Disney, solo scarso nella prima parte e proprio brutto nella seconda, quando ad Oakey Oaks arrivano tripodi più dotati di quelli spielberghiani e cominciano a polverizzare un po’ di abitanti e un po’ a caso. Tra l’altro Chicken Little parla come Ned Flanders («Qualche qualcosina» e battute del genere) e anche se solo per poco più di un’ora ci disturba con la sola presenza. Alla voce da salvare mettiamo invece tutti i suoi amichetti, a cominciare da Alba Papera, tutta quanta la sequenza finale, un’ottima e divertente parodia degli eroi sci-fi hollywoodiani (per di più inserita in un meccanismo scorrevole che prova pure a farsi film nel film, e che incredibilmente riesce a regalare al tutto un minimo di dignità), e lo staff del sindaco tacchino sempre pronto con cartelli ad indicare cosa fare al primo cittadino. Wannabe delle Spice fa sempre un figurone.

Chicken little - amici per le penne (Chicken Little, Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Mark Dindal

Pubblicato il 15/1/2006 alle 23.24 nella rubrica Cinemio.

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