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>L'ENFANT PRODIGE?

Cinema-verità dei fratelli Dardenne, così è se vi pare. La Palma d’oro a Cannes, un’altra ancora, d’altronde è arrivata per questo, riconoscimento ad un film che prova ad essere insieme sgradevole, austero e a suscitare stupore perché comunque incute rispetto, e riverenza, per la forma, meno per la sostanza. Il premio per lo spettatore è il finale, breve e lunghissimo, in cui finalmente può fermarsi a piangere, concessione che francamente stona con la radicalità dell’impianto della struttura generale. Per noi invece il premio va ad un attore con la faccia butterata, cioè il protagonista, tanto bravo quanto intenso, uno capace di esprimere tutto quanto il disagio della periferia, le zone d’ombra, la tragica disperazione delle scelte e l’immaturità, pestando fango con vecchie scarpe da ginnastica e saltando poi più volte su un muro di cemento soltanto e solamente per sporcarlo con un segno del proprio inevitabile passaggio. Poi c’è Sonia, che sarebbe la sua ragazza, ragazza madre, che si ammala di dolore e impara presto ad accudire quel figlio che tornato a casa dalla nursery trova il piccolo appartamento affittato dal padre ad un amico, e impara subito a dormire alla Caritas. Questo è il cinema-verità dei Dardenne, prendere o lasciare. Bruno, intanto e naturalmente, si vende il fanciullo e resta coinvolto in giri ancora più brutti di quelli che lo vedono in fondo appena a capo di due ragazzini delle medie con l’orecchino, pronti a scippi e furtarelli per il dieci percento. Dopo essere scappati in scooter, l’immersione nelle acque gelide aggrappati al ferro arrugginito (ennesimo pianosequenza) è quanto di più drammatico possiate vedere al cinema.

L’enfant – una storia d’amore (L’enfant, Belgio/Francia, 2005, sala)
Regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne

Pubblicato il 12/1/2006 alle 11.56 nella rubrica Cinemio.

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