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>CREATURE DA APPLAUSI

È pura energia, pura magia, pura poesia. Arriva dal continente nero, ma passa attraverso la scuola di clown europea. Ha come filo conduttore il Cantico delle creature di San Francesco, «laudato si mi Signore per sorella luna e le stelle», e di nuovo è pura acrobazia, puro mito, pura emozione, pura fisicità. Non è solo circo, solo teatro (contemporaneo), solo contaminazione di linguaggi, danza, scenografia. Alla fine è spettacolo puro questo percorso che si snoda tra gli elementi primordiali, legati alle leggende ancestrali, ai miti antichi e popolari, al mutare ciclico delle stagioni. Fuoco, terra, aria e acqua. Questo è Creature, grandissima forza d'innovazione e un impatto scenico indimenticabile.

I sette acrobati keniani danno vita e forma a piramidi umane, salti mortali, verticali, guizzi in mezzo alle fiamme, un limbo sotto un'asta infuocata che ne aumenta la meraviglia. Gli oggetti sul palco sono semplici, costruiti con materiali poveri come il legno o la corda. Evocano la fatica dell'uomo, prima del progresso e della tecnica, e al tempo stesso fanno sì che il racconto rimanga sospeso tra cielo e terra, evocando pure oggetti delle fiabe: basta una rete tesa verso l'alto per pescare le stelle dal mare, è sufficiente una fragile scala di canna per lanciare un ponte verso l'infinito.

E poi, in mezzo ad un susseguirsi vorticoso di acrobazie, c'è il pagliaccio, con tutte le caratteristiche che ci si aspetta da un clown. Ha il cappello, il viso bianco, il naso rosso. Inizia con lui lo spettacolo, e dopo il rumore della pioggia che cade (il pubblico batte due dita sul palmo della propria mano), c'è il ritrovamento di un libro rimasto abbandonato e la voce canora che accompagnerà il viaggio verso la luna a bordo di un'arca. Creature è bellissimo, sconfina con il pubblico per renderlo protagonista della leggerezza e della natura, riconducendolo davvero ad un nuovo rapporto con i quattro elementi naturali. La pioggia, il ruscello, la lacrima (l'acqua, che dà la vita), il sole, le fiamme, le fiaccole (il fuoco, che illumina), il vento, il soffio, la vela (l'aria, in cui muoversi), la polvere, i rami, i colori (la terra, in cui trovare un appoggio), accompagnano le gag del clown e le incredibili acrobazie che vanno dai giochi con la corda ai cerchi infuocati. Si resta a bocca aperta non solo per la precisione con cui i salti vengono compiuti o per gli incastri che daranno vita a complesse figure umane, quanto più per le potenzialità di un circo che si rinnova, celebrando insieme tradizione africana e nuove potenzialità di uno spettacolo teatrale nato in strada, cresciuto nelle piazze, alimentato dai circhi e che trionfa nella cornice del teatro.

Pubblicato il 6/1/2006 alle 23.38 nella rubrica Proscenio.

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