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>UN GIRO DI DISTRIBUZIONE

Sebastian ha una vita all’apparenza perfetta. È protagonista di uno show teatrale di successo, corteggiato, amato, lanciato verso un futuro da presentatore in uno spettacolo televisivo. Allo stesso tempo è schiacciato dall’atmosfera soffocante del sontuoso palazzo in cui vive, succube di una madre autoritaria quanto distaccata, epicentro del morboso amore che la sorella Stefania gli dimostra e spronato dallo zio che lo esorta a capire ciò che davvero vuole. La sola speranza a cui Sebastian si aggrappa è una chat, un mondo virtuale in cui diviene Myskin, il principe idiota di Dostoevskij. Un mondo che rappresenta Alexa^, una ragazza con cui chatta da anni e di cui è innamorato. Alexa^ potrebbe essere chiunque, è indefinibile, un mistero che nell’arco di tre giorni sconvolgerà i precari equilibri familiari di Sebastian e la sua famiglia.

Ha meno di trent’anni Samantha Casella, e un curriculum che già vanta diversi cortometraggi, qualche documentario, un paio di regie tv e tanti premi vinti nei festival da Matera in Francia. Ha meno di trent’anni e un libro di racconti già pubblicato, tante idee in testa e un primo film, Giro di giostra (id., Italia, 2005) prodotto, diretto e cosceneggiato. Quello che non ha ancora Samantha Casella, faentina, classe 1976, diploma di regia e sceneggiatura alla scuola di cinema Immagina di Ferlito a Firenze e di regia alla Golden di Baricco a Torino, è una casa di distribuzione, che faccia qualche copia del suo lungometraggio e ne avvii anche un pur piccolo percorso nelle sale.

Samantha Casella ha volato alto. Per la sua opera prima ha deciso di fare riferimento a Dostoevskij e al suo principe, «Quello che nella vita reale - spiega - faceva sentire a disagio le persone proprio per la sua logica idiota». Nel cast Giovanni Izzo, di Treviso, interpreta il protagonista, Evelyn Casamassimi, di Firenze (volto noto di spot come Poste italiane o Mitsubishi), sua sorella Stefania, mentre la faentina Rita Gallegati la madre di entrambi. Il film è stato girato in 23 giorni nel mese di aprile più una trasferta a Venezia (Tronchetto) per la sequenza finale, grazie anche alla collaborazione a livello tecnico della Keyframe e di Andrea Pedna come direttore della fotografia, oltre che di Marco Parollo, assistente audio di Provincia Meccanica, l’ultima fatica del marradese Stefano Mordini. Le musiche, un incessante e intenso accompagnamento al pianoforte, sono di Paolo Pagnani, compositore che già le aveva scritte prima del film, senza ancora cioè averne visto le immagini, ispirandosi alle atmosfere di piani e violini del film The Hours. Il risultato è quello di un forte impatto teatrale, e della trattazione di un tema anche complesso.

«Ad alcuni è sembrato un po’ pretenzioso - risponde la regista Casella - e un po’ poco sperimentale. Da un giovane ci si aspetta sempre che il film sia leggero ma originale nella forma, ma credo che per me fosse difficile gestire un lavoro che non rispecchiasse uno stampo che comunque deriva dai miei autori preferiti, Ingmar Bergman e Krzysztof Kieslowski».
Il protagonista stesso vive in una dimensione parecchio teatrale.
«Sì, nella storia è il protagonista di uno show teatrale di successo, e contemporaneamente vive anche in una casa molto classica. Lo zio lo spinge in un vicolo cieco, lui si nasconde dietro ad un nickname che finirà per decidere i destini della vita reale dei suoi famigliari».
Giro di Giostra è stato già presentato a Castel Bolognese ed ora gira l’Italia.
«La proiezione di Castello è andata molto bene, in calendario ora ci sono città come Pesaro, Pisa, Reggio Calabria, Mestre, tappe che hanno l’obiettivo di trovare un canale di distribuzione classico per il film che ne possa veicolarne le potenzialità, in positivo o anche in negativo».
Queste piccole produzioni sono schiacciate dai meccanismo commerciali?
«Credo che il cinema sia intrattenimento e qualsiasi film mira ad un target, comunque ha un fascia di pubblico più interessato. L’importante è che questi piccoli lavori non vengano uccisi fin dal principio a tutto vantaggio del cinema commerciale. I giovani autori, dal canto loro, hanno tantissimo da imparare e devono sapersi mettere nelle condizioni di trovare qualcuno che creda in loro e nel loro progetto».
E i suoi, di progetti?
«Dovrebbe partire la lavorazione di un documentario proprio su Tre colori (Film Blu, Film Bianco, Film Rosso) di Kieslowski, mentre nel cassetto ho pronto da due-tre anni un soggetto per un film che racconta tre storie che si incrociano tra epoche storiche differenti del Novecento di personaggi dotati di un qualche tipo di immortalità».
A marzo, infine, è uscito il suo primo libro.
«Il talento del male (editrice Il ponte vecchio, Cesena) raccoglie una serie di racconti, alcuni dei quali derivano direttamente da alcuni miei cortometraggi. La parola scritta e la letteratura, insieme alla Storia, sono da sempre mie passioni che mi accompagnano anche nella ricerca delle immagini. Bisognerebbe leggere di più e leggere generi diversi, e questo in futuro varrà sempre più per il cinema».

Pubblicato il 5/1/2006 alle 17.56 nella rubrica Cinemio.

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