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>IL CAPOLAVORO STEAMBOY

Il romanzo di Katsuhiro Otomo sembra uscire dalle pagine di Jules Verne. L’ambientazione occidentale, inglese, nel 1866, l’enorme attenzione alle scenografie, l’attento e fedele design degli oggetti, la ricerca degli ingranaggi e delle soluzioni spettacolari, lo splendore delle forme architettoniche del diciannovesimo secolo e l’estrema sensibilità visiva come celebrazione di passioni e pulsioni per un’opera che mette al centro l’uso della tecnologia e un percorso di miglioramento continuo tra passato, presente e futuro, fanno del film uno dei più spettacolari capolavori dell’animazione di tutti i tempi. Nella Londra dell’Esposizione universale si affrontano, sulla scoperta di un’infinita fonte di energia pronta però a trasformarsi anche in una terribile arma letale, tre generazioni di grandi inventori, il giovanissimo protagonista Ray, suo padre e suo nonno. Dopo il futurista Akira, il maestro Otomo si misura alla grande con il passato di un’umanità che combatte contro la tecnologia, con l’incomunicabilità tra padre e figlio e con un progresso che rende sempre più difficile la comunicazione tra umano e umano. Portando ai massimi livelli artistici e visivi la sua opera, l’autore lavora su una narrazione più concentrata e sedotta dall’azione che sull’introspezione dei personaggi, riuscendo con un cartone animato a fare riflettere sulla Storia, a mostrare la vera distruzione di una città e il volto (c’è George Stephenson, il padre della locomotiva a vapore) dell’alleanza tra militari e servitori della scienza. Clamoroso.

Steamboy (Suchîmubôi, Giappone, 2004, venezia 61)
Regia di Katsuhiro Ôtomo

Pubblicato il 31/12/2005 alle 14.30 nella rubrica Cinemio.

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