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>LE MIE DONNE PREFERITE - 2

Ha smesso di guardare le telenovele, quelle sudamericane tipo Topazio di cui non si perdeva nemmeno una puntata. Ha scoperto il business della sfoglia tirata a mano e della pasta fatta in casa. Frequenta le cucine dei migliori ristoranti della provincia, e ne ripropone trucchi e segreti su una tavola, la sua, che già prima dava parecchio spettacolo. Ma insomma la foto con Beppe Grillo, per lei, vale più di ogni altro complimento.

Ha cominciato a seguire la Juve per avere un argomento in più con il suo nipote maschio preferito (e tra l’altro l’unico suo nipote maschio), che invece nemmeno quest’anno farà il Capodanno con lei. La sua casa, gigante, due piani con la cantina a terra, preferisce lasciarla il meno tempo possibile, neanche quello di una vacanza in montagna, specie dopo che i ladri riuscirono a portarle via qualche oggetto e monile prezioso. Al mare invece va più volentieri, appartamento ai lidi ferraresi e passione per la raccolta delle vongole, anche se ormai ha abbandonato del tutto pure questa sua tradizione.

I capelli un po’ se li tinge, non capisce perché non riesce a dimagrire fino al suo peso forma ideale di settanta chilogrammi ma il suo stile è impeccabile in ogni occasione. Per lei i figli dei figli sono come trofei, specialmente da esporre la domenica mattina, e da tenere curati con crema pasticcera, crostate, zuccherini, dolci di carnevale e una quantità speciale di minestra asciutta. Giovane madre ha vissuto a Budrio, a Mezzolara, a Gela, ad Alessandria d’Egitto, spesso al seguito di un marito impegnato nella perforazione dei pozzi di petrolio, e diventata ormai grande ha volato fino in Australia, in uno dei viaggi che amato di più e con un volo che l’ha davvero sfiancata. Per lei è meno fatica produrre un quintale di cappelletti per le feste e appena finito ospitare la famiglia il giorno di Natale, antipasto, tre primi, tre secondi, contorno e dolce.

Ha mantenuto intatto il suo soprannome, Marugona, Maruga per gli amici, affibbiatogli dal sottoscritto quando non si decideva a venirmi ad aprire la tapparella dopo il mio riposino pomeridiano. Ha lasciato perdere i felini dopo la morte della sua gatta bianca, ha cambiato diversi cani, trovatelli o comunque bastardi, ma ora non può più fare a meno del pedigree di uno Schnauzer nano, nero e inevitabilmente ridotto poi ad una sorta di piccola pecora per via di pasti fin troppo abbondanti.

Che nonna fantastica che ho.

Pubblicato il 30/12/2005 alle 16.47 nella rubrica Ego.

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