Blog: http://clos.ilcannocchiale.it

>ABBASSATE L'AUDITEL DI GAYA

Un cartone animato sul «libero arbitrio». Che uno pensa a Dante Alighieri o a qualcosa di aulico, e invece niente, questi sono solo una specie di hobbit, vestiti campestri e buffe orecchie tese, che finiscono nella nostra amata Terra per recuperare la loro dalamite preziosa, unica fonte di vita e d’energia per il loro pianeta. E proprio qui arriva il bello. Sì, perché questa produzione europea realizzata completamente in computer animation (computer animation europea, s’intende, ma comunque non sfigura nemmeno troppo) si lancia in un’operazione dal profilo altissimo: i sei piccoli e giovani eroi (Boo, intellettuale, Zino, muscoli, Alanta, pupa d’ordinanza, più altri tre, gli Snurks, che si credono forse punkabbestia) in realtà sono solo personaggi di un telefilm di successo, e tutto ciò che loro conoscono è in realtà una sceneggiatura, e il loro mondo non esiste se non nelle avventure trasmesse dalla tv. Naturalmente i bambini scappano dopo la mezz’oretta introduttiva (una pallosissima corsa con i concorrenti che fanno di tutto per mettere fuori uso la vettura avversaria: ideona), i grandi che pensavano di riposarsi con un cartone animato per i più piccoli si addormentano alla partenza e i grandi che non perdono la pazienza aspettano fino a sapere chi è il cattivo e perché. La soluzione sta in uno scienziato ex conduttore di un programma divulgativo di scienza, cacciato fuori in nome dell’auditel (il telefilm stupido, come sempre, tira di più). Distribuzione travagliata e Natalia Estrada al doppiaggio (una decina di battute al massimo) per una storia in cui non ci si diverte davvero mai, disgraziatamente ambiziosa e alla fine pure tristemente inconsistente.

Gaya (Back to Gaya, Germania/Spagna/Regno Unito, 2004, sala)
Regia di Lenard Fritz Krawinkel e Holger Tappe

Pubblicato il 26/12/2005 alle 23.49 nella rubrica Cinemio.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web