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>KONG. KING KONG

La vedetta legge Cuore di tenebra. Ancora ad inizio film, proprio nel primo atto di uno spettacolo lungo tre ore, quello cioè dedicato al regista cinico e cialtrone (un Jack Black da ovazione), con pochi soldi ma a suo modo con coraggio e idee, il saggio e l’omaggio di Peter Jackson al grande cinema americano di inizio Novecento è già compiuto. Difficile d’ora in poi, evitare di scriverne banalità, in una celebrazione in cui invece è facile finire risucchiati da entusiasmo ed esaltazione. Perché quando il gorillone combatte con una mano sola contro tre tirannosauro e ad uno spacca la mascella e poi controlla se è davvero andata, la sequenza sta ben al di sopra di ogni aspettativa ed è chiaro ormai che la seconda parte è la lampante dimostrazione dell’azione più impetuosa e dell'avventura più avvincente mai stata proiettata. Si esageri pure anche con gli insettoni, tanto le promesse di devolvere gli incassi alle famiglie e la pellicola che disgraziatamente vede la luce garantiscono una sceneggiatura che raramente, salto pieno del viaggio di ritorno a parte, sbaglia un colpo. Alla fine c’è il tempo per quel «sciocco», commento sul comportamento umano, pronunciato da Adrien Brody allo spettacolo di Ann, prima ancora di un finale assoluto e indimenticabile, che toglie le parole e fa largo all’emozione dei sentimenti, lascia la commozione e completa l’intenso e immenso lavoro di continue letture e riletture. C’è davvero poco che non va nell’ultimo film di Peter Jackson (un paio di passaggi di regia un tantino visionari forse, i tasti della macchina da scrivere mentre si digita Skull Island, l’accoglienza degli indigeni), un blockbuster che non si rassegna affatto ad essere e rimanere tale. Siamo sbalorditi.

King Kong (id., Nuova Zelanda/Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Peter Jackson

Pubblicato il 24/12/2005 alle 22.17 nella rubrica Cinemio.

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