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>DI VIOLENZA E DEL PASSATO CHE RITORNA

D’altronde il passato che ritorna lascia poche possibilità. Più lo si costringe nella piccola e quotidiana tranquillità di un pacifico paesino dell’Indiana, più la sua condanna si farà inesorabile. Tom Stall, per regolare i conti con il suo passato, deve farsi almeno novecento chilometri con un pick up riparato per l’occasione (prima non è in grado di percorrere nemmeno quel po’ di strada che un paio di giorni dopo coprirà, paura e amore, di corsa zoppicando sul piede pugnalato). Il passato che ritorna serve solo per girare attorno alle violenze in tutte le declinazioni. Che si diffondono, che covano, pubbliche, private, intime, criminali, familiari, d’onore, psicologiche, che ci circondano, con cui ci rapportiamo e un po’ che uno vuole. Cronenberg è un maestro impareggiabile. Ogni volta porta al cinema un tema più che interessante, ogni volta stupisce e colpisce con le sue scelte di regia, ogni volta lo spettatore esce leccandosi le ferite, più convinto della necessità di convincersi che la storia sia convincente di quanto il film possa davvero convincerlo, o di quanto lo possa fare un finale che, questa volta, perde il passo persino con la brutta sequenza in cui si lascia fare William Hurt, già ai limiti rispetto al debole epilogo complessivo, e che diventa inspiegabile al confronto non tanto con la superba e inarrivabile sequenza dei primi minuti, ma con l’azzeccata simbologia attraverso cui passerà il dolore: un’eliminazione al volo nel match di baseball ad educazione fisica, una divisa da ragazza pon pon, i gentili colleghi di una vita. Lo sceriffo capisce quasi tutto quasi subito, il pubblico attento anche, tra tutte le interpretazioni impeccabili la menzione va ad Ashton Holmes.

A History of Violence (id., Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di David Cronenberg

Pubblicato il 19/12/2005 alle 18.17 nella rubrica Cinemio.

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