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>NO STRANIERI

A proposito di treni, giusto qualche altra riga (con tante grazie a chi ha la pazienza di fermarsi a leggere). La sempre brava Milena Gabanelli spiega su Io Donna di diverse settimane fa, il motivo per cui la Direzione trasporti Emilia-Romagna di Trenitalia ha cancellato, con i nuovi orari entrati in vigore domenica 11 dicembre, i treni Interregionali. Impedendo così ai passeggeri, tra le proteste di pendolari, quelli dell’orticello di cui ho scritto sotto, troppo impegnati a preoccuparsi solo della Faenza-Ravenna (dovreste averli sentiti nell’incontro ufficiale organizzato dalla Provincia), di raggiungere per esempio Milano o Ancona senza dover cambiare treno e con una spesa contenuta. È già, perché ora in Emilia-Romagna si viaggia da Piacenza a Rimini senza scendere, ma per uscire di regione o si sale su un’Intercity, che a Faenza ferma, ma non a Imola, tanto per dire, o si paga profumatamente il biglietto Eurostar (sempre in tema di uno Stato che incentiva la rottamazione delle auto ma di agevolare finanziariamente, almeno i giovani, non ci pensa proprio - tra l’altro in questi anni la Carta Verde di Trenitalia, riservata agli under 26, è aumentata di costo ed ha diminuito il suo sconto), o si cambia treno per l’appunto una volta arrivati ai confini di regione.

Ebbene, Milena Gabanelli scrive che «La regione Emilia-Romagna prevede, nel 2006, un bando di gara europeo per la gestione del trasporto ferroviario, fino a questo momento espletato da Trenitalia attraverso l’utilizzo di treni Interregionali per le medie distanze e Regionali per le brevi. È evidente che se un competitore straniero vincesse la gara creerebbe forte concorrenza a Trenitalia». Dal bando, continua l’articolo, sono esclusi gli Intercity e così l’azienda leader dei trasporti su rotaia ha trasformato tutti gli Interregionali proprio in Intercity, lasciando sul mercato solo i treni Regionali «Destinati - afferma la Gabanelli con il solito logoro pregiudizio italiano - a subire ritardi e soppressioni per consentire il transito dei colleghi più veloci (Intercity ed Eurostar) a loro volta in ritardo cronico. In questo modo il bando perde d’interesse e nessun concorrente straniero sbarcherà in Italia per un investimento così poco appetibile».

«Insomma - si chiude l’articolo - Trenitalia ha trovato il modo di aggirare la legge sulla concorrenza, garantendosi il monopolio, al grido di Non passa lo straniero. Alla fine la qualità del servizio non sarà migliorata, ma l’italianità del servizio sarà stata difesa. Evviva!».

Beata la Gabanelli che può permettersi di insultare le Ferrovie dello Stato senza prendersela invece e piuttosto con la mia regione Emilia-Romagna (dopotutto l’idea del bando europeo viene da lì) che come tutti gli enti di questo Paese si rifiuta di promuovere la cultura del mezzo pubblico. Beata la Gabanelli che può permettersi di insultare Trenitalia entusiasmandosi invece e piuttosto per i servizi ferroviari degli altri paesi. Davvero beata lei.

Pubblicato il 13/12/2005 alle 19.39 nella rubrica Diario.

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