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>SÌ TAV

Come si può essere assolutamente favorevoli alle linee veloci ferroviarie, lasciando perdere le ragioni di comitati formati spesso da intere comunità, sindaci, assessori, persone comuni? Si può se se come me si viaggia in treno il più possibile, anche per coprire brevi distanze e anche se questo significa magari un’ora in più per tornare a casa. Che tanto il vero tempo perso è guidare la macchina lungo strade solitamente ben trafficate, poco illuminate, scarsamente sicure. In mezzo alla fretta, allo stress, alla tensione di tutti gli altri automobilisti. Senza poter leggere, studiare, scrivere. Poi, certo, come mi dicono, «Se tu a casa avessi figli o moglie che ti aspettano, vorresti tornarci il prima possibile. O se avessi la morosa non ci credo ti metti ad aspettare un treno in ritardo di venti minuti».

Non solo il treno. Spesso mi capita di dover fare un’integrazione di percorso con un autobus o una corriera di linea. E quindi di aspettare ancora. Ma semplicemente non è questo il punto. Ognuno viaggia come meglio crede e a me il solo pensiero di dovermi fare un’ora chiuso in un abitacolo con le mani sul volante, concentrato ai massimi livelli, impegnato a cambiare marce, frenare, premere la frizione, regolare le luci, mantenere la distanza di sicurezza, spannare il lunotto di dietro, accendere il riscaldamento, abbassare il riscaldamento, spegnere il riscaldamento, riaccendere il riscaldamento, sorpassare, curvare, fermarmi, ripartire, abbassare il riscaldamento, mi mette parecchia ansia. E con l’ansia, come con alcool e droghe, non va bene guidare.

È che in questo Paese manca la cultura del mezzo pubblico, e mi stupisco sempre del fatto che i servizi trasporti delle regioni del centro nord (lo scrivo perché ne sono certo e ne sono certo perché li ho provati) sono qualitativamente molto buoni. Ovunque sono stato (Piemonte, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto, naturalmente la mia Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio) non ho mai avuto da lamentarmi. E ovunque sono stato con il treno (Giulianova, Orvieto, Verona Porta Nuova, Bolzano, Torino, Bellano Tartavalle Terme, Milano, Roma, senza considerare le infinite tratte locali nella mia Emilia-Romagna) ho sempre goduto di un più che sufficiente servizio ferroviario. E tutti i discorsi che sento di ritardi colossali, condizioni tremende di carrozze, scompartimenti e stazioni, mi sembrano sinceramente solo leggende.

Quello che è vero (altrochè urlare che «Le ferrovie sono la vergogna del nostro Paese» come ho sentito in televisione ieri in occasione dello sciopero sacrosanto del personale Trenitalia), è che manca una cultura del mezzo pubblico. Il che, si badi bene, non significa che gli italiani non sono capaci di viaggiare su treni o autobus, ma vuol dire che in Italia ogni investimento del comparto trasporti va sulla gomma. Vuol dire che dal dopoguerra in avanti non si è fatto altro che costruire strade e autostrade e aggiungere e moltiplicare corsie. Vuol dire che lo Stato agevola comunque e sempre e soltanto la macchina, introducendone gli incentivi per la rottamazione in Finanziaria e favorendone l’acquisto di una nuova con tassi d’interesse agevolati. Vuol dire che le discoteche della riviera, da Ravenna a Pesaro, e chissà quanto ancora più a sud, attirano clienti scrivendo nei loro inviti o nelle loro pubblicità, «parcheggio gratuito», piuttosto che proponendo un ingresso fortemente scontato a chi alla cassa presenta il biglietto del treno o quello dell’autobus (l’estate, in Romagna, qualsiasi locale si raggiunge benissimo e comodamente con tutti i mezzi pubblici, e ora a Rimini costruiscono pure la metropolitana di superficie per un migliore servizio notturno).

Per questo l’alta velocità in Val di Susa, come in qualsiasi altro luogo d’Italia, mi entusiasma tantissimo. Perché finalmente si scommette forte sul ferro, sulla rotaia, si destinano risorse al trasporto pubblico e a quello merci ferroviario, si resta lontani da strade, bretelle, circonvallazioni, autostrade, macchine e gomme che è decenni che succhiano soldi tra le gioia degli automobilisti e poi vengono fatte bersaglio di grida e insulti dai parenti che vedono i loro famigliari morire disgraziatamente in incidenti stradali.

Ma del resto in Italia sono tutti occupati a guardare esclusivamente il proprio orticello e a lamentarsi per i cambiamenti di orario di un treno, o per l’autosostituzione di una linea o per un ritardo di cinque minuti. Infatti in macchina arrivate sempre perfettamente puntuali. Complimenti.

Pubblicato il 13/12/2005 alle 11.31 nella rubrica Diario.

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