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>MI SONO PERSO QUALCOSA(?)

Nemmeno una parola su Angela Merkel, nuova Cancelliere di una Germania di cui l’Europa non può fare a meno, chiamata a risolvere la questione del cosiddetto paradigma perduto. Perché se è da tempo che i tedeschi non si sentono più obbligati a comportarsi come cittadini europei modello (per smentire il sospetto di nutrire ancora sogni egemonici sul continente), oggi la loro sfida è tra decidere di mantenere, e quindi in realtà ritrovare, il ruolo di motore economico dell’Unione europea, o proporsi come forza trainante autenticamente politica dell’Europa, perseguendo nuovi obiettivi riformisti. Credo che Angela Merkel abbia accettato il compromesso della Große koalition per poter far parlare di sé. E non perché donna nata dell’ex Ddr e a capo ora del Governo federale di Germania.

Nemmeno una parola sulle rivolte nelle periferie di Parigi, evento di prove generali per l’ascesa definitiva della nuova destra di Sarkozy, una destra che piace alla Tocqueville italiana solo perché (forse) con lui l’élite amministrativa francese finirà di considerare positivo per la Repubblica ciò che è negativo per gli Stati Uniti d’America. Ma gli anni di Jacques Chirac sono stati essenzialmente anni di frustrazione nei confronti delle relazioni che Washington ha saputo intrattenere con tutti i minori partner europei, sia quelli della «vecchia Europa» che quelli emergenti non più comunisti, e ci vorrà parecchio tempo prima che la Francia si liberi dell’amara eredità degli infelici commenti di Chirac sui nuovi paesi membri Ue dell’Europa orientale e centrale.

E a proposito di Unione europea, nemmeno una parola sull’ingresso della Turchia, che continuo a sostenere a gran voce in quanto unico vero sistema economico che, pur con uno sviluppo certamente inferiore, segue il modello di Cina e India, e che dal punto di vista politico rappresenta un’opportunità molto più importante e dirompente: il percorso democratico e capitalistico di un grande paese islamico. Una sfida all’impossibilità di libertà e democrazia del mondo musulmano dunque, decisivo per un’Europa che vede proprio gli ex paesi dell’orbita sovietica incapaci di risollevarsi dal precipizio morale in cui sono finiti. La Polonia dei gemelli Kaczynski, dove a votare va il quaranta percento degli aventi diritto e il tema principale della campagna elettorale è la pena di morte, mi fa molta più paura dell’ingresso nella Ue della Turchia di Erdogan.

E poi, venendo in Italia, nemmeno una parola sulla nuova legge elettorale, talmente piena di sbarramenti diversi, coalizioni, conteggi per il riparto dei seggi, tutela di minoranze linguistiche, programmi elettorali unici, liste bloccate e capilista, che fatico a definirla proporzionale e che non vorrei mi facesse rimpiangere il mio voto chiaro e limpido che, almeno, il Mattarellum mi garantiva e permetteva di esprimere.

Nemmeno una parola sulla devolution, che non vedevo l’ora venisse approvata per smettere finalmente di condividere con i padani la ricchezza della mia Emilia-Romagna, la qualità dei servizi d’eccellenza della mia Emilia-Romagna, la sanità della mia Emilia-Romagna, la sicurezza della mia Emilia-Romagna e tutto ciò di buono che la mia Emilia-Romagna mi permette di avere.

Nemmeno una parola sulla legalità bolognese. Che promossa da Sergio Cofferati evidentemente fa più notizia che se applicata, con risultati visibili anche al turista di passaggio, dal sindaco di Torino, nel silenzio dell’informazione e nel rumore delle manifestazioni di protesta che pure ci sono state, in vista dell’impegno olimpico del prossimo febbraio. Sergio Chiamparino ha risollevato ed elevato una città che però non può vantare Romano Prodi, il suo entourage e l’arroganza di credersi sempre e comunque la migliore. E proprio per questo Torino fa meno notizia.

Nemmeno una parola sulle dichiarazioni di chi «l’astensione al referendum non è assolutamente il primo passo per rivedere la 194», sulla pillola Ru486, sulla nuova strategia di comunicazione della Chiesa cattolica, sulla revisione del Concordato, sui consultori, sull’otto permille, sugli insegnanti di religione scelti dalla Curia e pagati dallo Stato, sulle esenzioni Ici, sui volontari del Movimento per la vita, sui preservativi, sulla laicità, sul laicismo e sulle ingerenze varie e assortite. Nemmeno una parola sui crocefissi nei luoghi pubblici, che tanto quel pezzettino di plastica attaccato a del compensato, non cambia di una virgola la funzione dell’edificio o del luogo in cui è appeso.

Un mese intero di masturbazioni sul cinema. Nemmeno una parola su letture, opinioni, storia. Che cazzo di blog è mai questo?

Pubblicato il 5/12/2005 alle 17.5 nella rubrica Diario.

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