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Confuso e felice. Confuso specie nella seconda parte, quella del boschetto, di Mercurio Cavaldi imperversante, del rospetto pervertito (gli piace da morire essere leccato) e dell’Angelica di poche parole. Finisce in noia anche l’incerta semina delle tracce di fiabe quasi mai intrecciate con pazienza, ma appiccicate alla peggio come nel caso della lunga e stucchevole sequenza dell’omino di marzapane nero e fangoso. Con la fretta di un principiante Terry Gilliam catapulta subito lo spettatore nella storia, si muove in mezzo a piccoli accenni dell’occupazione napoleonica e tenta di parlare di storie e favole incantevoli, riflettendo (non a caso come in uno specchio) l’eterno confronto non solo tra verità e immaginazione, ma soprattutto tra la nostra memoria ingenua e innocente di bambini che alle favole credono senza storie, e la menzogna inevitabile di una narrazione favolistica che di quelle storie è l’unica memoria. Finisce che si fa scappare di mano tutto, rimediando con la classica impresa delle mille e una difficoltà, nella notte di eclissi totale lunare, alla ricerca di uno scioglimento definitivo che prima o poi (nel suo caso purtroppo poi) dovrà arrivare e per forza chiudere. Il felice talento dell’immagnifico regista sta nel rapporto tra i due diversi caratteri dei fratelli, in costumi e scene che impressionano per bellezza e forza visiva, nella direzione della recitazione di protagonisti e semplici comparse. Le cattiverie non mancano e anche se la paura e l’atmosfera restano più di una volta nelle intenzioni, non c’è pericolo: Monica Bellucci, con quel corsetto, negli occhi non la guarda proprio nessuno.

I Fratelli Grimm e l’Incantevole Strega (The Brothers Grimm, Repubblica Ceca/Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Terry Gilliam

Pubblicato il 4/12/2005 alle 10.56 nella rubrica Cinemio.

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