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>MEZZA NOTTE

Non c’è che dire. Una sequenza infinita di cifre in cui ogni numero è uguale alla somma dei due precedenti è qualcosa che di sicuro da dà pensare, ammirevole anche, per certi versi pure logicamente magico, ma di cui è fatica capirne e trovarne la bellezza. Poi, ecco, questa sequenza di numeri si fa rossa e accesa e scorre in verticale con un lettering alternativo e curioso, a mo’ di messaggio in sovrimpressione. Dentro la Mole, la Mole Antonelliana, quella dei due centesimi di euro, per cui «non si capisce se i torinesi debbano essere soddisfatti», c’è un giovane custode tanto solitario quanto impegnato a ripercorrere le gesta di un certo Buster Keaton, che in uno di quei minuscoli appartamenti d'oggi saprebbe bene come organizzare, razionalizzare e utilizzare gli spazi senza farsi mancare quasi nulla. Una tipa che prima lavorava in un fast food e che poi ha lanciato un po’ di olio bollente addosso al suo datore di lavoro si nasconde proprio dentro Museo del Cinema e i due, naturalmente, s'innamorano un pochettino. Del resto è così, i film sono tutte «storie d’amore e spari», e questo tutto quanto digitale nella bellissima Torino è riuscito particolarmente specie in fase di scrittura e di montaggio, accanto alle felici idee piazza un bel po’ di triste ideologia (e caspita che originalità ridere su o di Silvio Berlusconi, caspita che fantasia, degna proprio del cinema muto, accidenti) e si trascina fino in fondo con la voce narrante fuori campo, che fa finta di spiegare su tutto quanto fa cinema e tenta di far poesia. Chiaro poi che ancora oggi il treno dei Lumiere o il bianco e nero di inizio secolo emozionino più del seno della Inaudi e della simpatica malinconia di Pasotti.

Dopo mezzanotte (id., Italia, 2004, dvd)
Regia di Davide Ferrario

Pubblicato il 2/12/2005 alle 17.14 nella rubrica Cinemio.

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