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>TUTTI VOLERE PINGUINO CHE MARCIA

L’abitudine riproduttiva dei pinguini è faticosa assai, ma tanto è l’unico scopo della loro vita. Il film non lo dice, che guai se no a rischiare il classico documentario, ma se il conto prevede qualche madre mangiata dalle murene, qualche padre che non torna dalla «marcia degli affamati», qualche pinguino che si perde per strada, qualche uovo che si congela nella danza che serve per metterlo dal ventre della madre sotto quello del padre e qualche piccolo divorato dagli uccellacci, allora il saldo finale sarà di certo negativo, e chissà se l’estinzione arriverà prima o dopo della distruzione di questi infiniti spazi del ghiaccio perenne. L’abitudine riproduttiva dei pinguini prevede un rapporto veloce e sicuro, le femmine cominciano a menarsi perché di maschi non ce n’è uno a testa, e chilometri e chilometri dopo un digiuno di mesi e mesi per procurare il cibo per sé e i cuccioli, che visto che hanno il pelo tutto grigio vuole dire che «hanno sempre fame». L’abitudine riproduttiva dei pinguini, evidentemente fondata su sacrificio e dedizione e diventata ben presto manifesto dei neocreo di tutto il mondo unitevi, è in realtà un trionfo di volontà e coraggio di una troupe che, col santino di Jacques Cousteau, si è presa la briga di sfidare, solo con entusiasmo e tecnologia, il gelo impossibile di terra e mare in cui questi Imperatori tra pesce e uccello vivono abitualmente, per riprendere, oltre al grande spettacolo della vita, ciò che sostanzialmente resta della bellezza pura e vera. Voce italiana senza infamia e senza lode, informazioni scientifiche ben poche e l’emozione, questa volta, non ha davvero paragoni.

La Marcia dei Pinguini (La Marche de l’Empereur, Francia, 2005, sala)
Regia di Luc Jacquet

Pubblicato il 25/11/2005 alle 15.30 nella rubrica Cinemio.

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