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>LE MIE DONNE PREFERITE - 1

Quando al pomeriggio mi chiese se stavo piangendo, gli dissi no, piangendo?, ma va’. Salvo poi, la sera stessa, andare da lei e dirle, che sì, beh, in effetti ero proprio sul punto di mettermi a piangere.

Ma forse, chissà, non era tanto quell’ammissione che lei raccoglieva pur c’entrandone poco e interessandole anche meno a segnare il punto di svolta con quella che per certi versi fino a quel punto era solo la sorella, quella più grande. Forse, chissà, di certo lei il panino al prosciutto e carota ancora se lo ricorda e ancora se lo ride, e io, golosa spiritosa confessione, le stavo appresso per guadagnarmi un pezzetto in più di delizioso ciocorì che ogni tanto preparava e portava a tutti. O forse, chissà, lei in fondo è cinefila da molto prima di me, s’inventa il derby e mi batte a calcio balilla, trova la canzone giusta, la frase giusta, al momento giusto.

Non che si vada sempre d’accordo, che giocare a calcio l’estate alle due, sotto il sole che cuoce e il caldo che opprime, è una gran bella soddisfazione, ma anche in quel caso, stupida arrabbiatura mia e nessun compromesso, ebbe ragione come al solito lei. E poi conosce la mia scrittura a matita, su un banco di scuola, e viaggia, viaggia talmente che non appena ha potuto, e a fine Novecento, è stata in Australia, mentre io, che in Australia ci volevo andare a cinque o sei anni, oramai ho lasciato quasi perdere il sogno. Del resto lei parla più di una lingua straniera, traduce per me lettere indirizzate a chi mai e poi mai potrà mai rispondere, e quando meno te l’aspetti ecco che all’improvviso fa saltare gli equilibri del gruppo.

Ora si è pure laureata. Dottoressa in Scienze diplomatiche e internazionali, per dire della sua vocazione a viaggiare, e alla discussione della tesi si stava scordando di fare le conclusioni ma in fatto di gusti ha pochi, e poche rivali. Da capire resta solo come faccia il Veneto a metterci addosso quella stupida ansia, e come faccia invece lei a non farsi quasi mai prendere dall’ansia. Pensavo quasi di doverle cominciare a dare del Lei, o che i gelati post partita e post film fossero d’ora in poi permessi solo previo appuntamento. Pensavo quasi che l’agente Aristide avesse chiuso per sempre con i servizi informativi e, golosa spiritosa confessione, di non poter più gustare i suoi manicaretti, bomboloni a Ferragosto e ricette future della Terra di Mezzo.

E invece, è ancora la mia migliore amica che ci sia. E poi è mora. Con gli occhi azzurri.

Pubblicato il 24/11/2005 alle 17.42 nella rubrica Ego.

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