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>CINQUE DITA DI MADAGASCAR

Il leone ha cinque dita, e un cartone animato con cinque dita è una roba davvero triste. E dire che comincia anche piuttosto bene, il ritmo delle visite del venerdì è scintillante come New York, l’atmosfera dell’ultima serata in cattività è quella giusta e dalla metropolitana alla stazione la zebra Marty, il leone Alex, l’ippopotama Gloria e la giraffa Melman conoscono il modo più semplice per divertire un pubblico che deve necessariamente lasciare fuori ogni tipo di pretesa. Non è del tutto vero che mancano le idee in sceneggiatura, è che la sceneggiatura invece che lasciare campo aperto per esempio ai pinguini (marginalizzati a sketch montati pure male e trattati peggio delle patetiche visioni da sonnifero inflitte ad Alex), pensa di risolvere tutto facendo (per i bambini) sbattere i quattro protagonisti dappertutto e in continuazione, e giocando (per gli adulti) con citazioni cinematografiche grossolane (ed essenzialmente musicali; almeno in Shark Tale bisognava cogliere il ritratto della Winslet alla parete) che sembrano essere quasi diventate obbligatorie in ogni film d’animazione, anche se in realtà sarebbe meglio puntare altrove. Non sulla computer grafica però, in evidente e legittimo stallo ancora per un po’ nonostante l’intuizione di rinnovare e riportare come indietro nel tempo i disegni dei protagonisti, e nemmeno sul doppiaggio, inflazionato ormai irrimediabilmente dalla performance di Veltroni. Le scimmiette piuttosto, a cui della Natura frega poco: «C’è una conferenza sull’anarchia sociale al Lincoln Center questa sera». Ottima.

Madagascar (id., Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Eric Darnell e Tom McGrath

Pubblicato il 23/11/2005 alle 20.36 nella rubrica Cinemio.

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