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>A NOZZE CON PUPI

Non potrebbe essere più di Pupi Avati di così questa storia italiana dell’immediato dopoguerra che ha davvero qualcosa da raccontare, e che diverte per lo spirito di fondo e per le scelte narrative, e che vanta un montaggio curato ed ispirato, così come tutti i dettagli minimi e decisivi. La miglior opera italiana dell’ultima Mostra di Venezia è un film intelligente ed elegante, e senza inutili sprechi di denaro o banali sentimentalismi, tocca con dita leggere tanti tasti quotidianamente nascosti dai gesti. Pupi Avati è un signor regista che ha guidato i suoi attori mentre loro inghiottivano i personaggi della sua sceneggiatura, per poi restituirli al pubblico sotto forma di importanti interpretazioni. Nino Ricci (Neri Marcorè, ormai una garanzia) è un figlio disposto a vendersi mamma, oltre che a rubacchiare parecchia argenteria e a fregare chiunque riponga fiducia in lui. Secondo Giordano Ricci (Antonio Albanese, simpatia e mostruosa bravura) bonifica i campi pugliesi dai residui bellici, è innamorato come da ragazzo della donna di suo fratello e considerato un po’ picchiato dalla gente del suo villaggio. Avati affresca così e con maestria l’Italia che esce con le ossa rotte dalla Seconda guerra mondiale, quella dei furbi, delle mine, delle strade sterrate e del grande sogno del cinematografo, quella che dormiva nei vagoni ferroviari, quella del nord e del sud di un Paese spaccato, tra chi ha affrontato la Resistenza e chi si gode l’opulenza della natura e della cucina servita in tavola. C’è però qualcosa che non va: i bolognesi parlano con il loro accento, mentre Albanese trattiene tutto ed elimina il suo pugliese. Se ne può fare a meno, ma un po’ ci manca.

La seconda notte di nozze (id., Italia, 2005, venezia 62)
Regia di Pupi Avati

Pubblicato il 12/11/2005 alle 20.44 nella rubrica Cinemio.

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