Blog: http://clos.ilcannocchiale.it

>LA ROSA DI JULIA, CON QUALCHE SPINA

Dispiace un sacco prenderne atto. Nonostante tutto purtroppo non è un film memorabile, decollando alla svelta precipita in caduta libera per tutta la seconda ora. In fondo Marc Rothemund tiene soli trentasette anni e di archivio prima di girare se ne è fatto tanto. Logico poi che quando prende in mano la macchina da presa voglia sfogarsi subito. I volantini appoggiati a pile un po’ in tutti gli angoli dell’università dai due fratelli Scholl, sono anticipati dai battiti dell’amplificatore dietro le orecchie dello spettatore, in una sorta di brano house. La colonna sonora stecca di brutto, regista e montatore si esprimono in quanto di più americano e da triste serial tv conoscano. In un film di bei dialoghi (ma bisognerebbe conoscere il tedesco lingua originale), costruito sul talento della protagonista e sulla solidità dei documenti di una vicenda la cui conoscenza deve essere obbligatoria subito, stona questa scena come parte del finale, quando affiora la retorica, specie quella degli affetti. L’interrogatorio dell’ispettore Mohr a Sophie Magdalena Scholl, colpevole di idee proprie e libertà nella Germania di Adolf Hitler, è quanto di più intenso, drammatico e vitale si sia visto negli ultimi tempi. E quando lei, giacchettina rossa e carisma impressionante, chiede di andare in bagno e si toglie la spilletta per capelli (ormai non le serve più «essere anonima») si arriva a vette davvero molto alte. Il confronto, così intellettualmente forte (in senso proprio etimologico) va avanti ancora un po’, con Sophie che continua a non cedere nulla pur respirando già odore di condanna. Julia Jentsch, a ventisette anni, può essere considerata tra le migliori attrici della vecchia Europa.

La Rosa Bianca - Sophie Scholl (Sophie Scholl - Die letzten Tage, Germania, 2005, sala)
Regia di Marc Rothemund

Pubblicato il 11/11/2005 alle 1.27 nella rubrica Cinemio.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web