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Un cartone animato in carne ed ossa si aggira correndo per Milano, cercando di arrivare a destinazione per servire un bicchiere d’acqua. Un cartone animato, sempre lo stesso, sempre in carne ed ossa, si sveglia al mattino con l’aroma di un caffè preparato in automatico dal macchinario più complicato geniale e divertente che un ingegnere può costruirsi in casa. Un cartone animato, sempre Maurizio Nichetti, regista e sceneggiatore alla sua opera d’esordio di impareggiabile grazia e simpatia, si costruisce un affascinante robot a propria immagine per conquistare la ragazza che abita al piano di sotto. La voglia di trasformarsi in quel cartone animato che tutti conosciamo, Maurizio Nichetti la nascondeva già nel 1979, quando giovane collaboratore di Bruno Bozzetto decide, pochi soldi ma buone idee che gli frullano nella testa, di girare una delle opere più importanti (anche per incassi al botteghino) di quella commedia all’italiana da rilanciare e che invece stava per morire. Tutto quanto rimanda alle regole dell’animazione, quella classica e quella muta, nell’universo quotidiano di un’Italia che scopriva di abitare in periferia, di essere disoccupata, di poter guarire credendo solo nei miracoli e di aver bisogno del lavoro in una baracchina ai margini della frenesia di una grande industria in crisi, annuncio di una nuova società che si presentava con impiegate carine ma poco gentili, e che ai test attitudinali si rivolgevano a grigi candidati privi di fantasia rigorosamente in lingua inglese. E allora spazio alla creatività di un Magic show e a un film che non ha bisogno di parole: questo è Cinema che ci arriva direttamente dalla lanterna magica.

Ratataplan (id., Italia, 1979, sala)
Regia di Maurizio Nichetti

Pubblicato il 10/11/2005 alle 18.15 nella rubrica Cinemio.

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