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>LA TIGRE, LA NEVE, BENIGNI E LA PARENTESI

(Una parentesi perchè ormai Roberto Benigni ha detto tutto quello che aveva da dire, e non gli fa onore continuare a perpetuare se stesso prima in mutande, poi con la sua camminata braccia a penzoloni, poi urlando velocissimo una quantità impossibile di parole, poi facendo due o tre saltini nonostante l’età che avanza, poi guardando sua moglie con uno sguardo che è insieme il volto dell’innamoramento e la richiesta di scuse al pubblico per non riuscire mai a fare a meno di assegnarle un ruolo, poi chiudendo il film girando avanti e indietro piegato sulle ginocchia. Una parentesi per dire che non ne possiamo più delle musiche di Nicola Piovani, delle finte favole ambientate in scenari di immensa importanza politica e storica e di vicende che scherzano su eventi drammatici ridotti spesso a siparietti ridicoli. Una parentesi per dire che girare un quarto d’ora di film solo per torvare un po’ di glicerina da dare a quella là in coma nel sottoscala dell’ospedale di Baghdad od evocare al posto di blocco americano tutto e il contrario di tutto, dalle decisioni troppo affrettate che hanno fatto secco Calipari alle regole d’ingaggio di quei poveri giovanotti spediti in Iraq, dal reale pericolo kamikaze alle vere difficoltà che i farmaci e gli aiuti hanno ad entrare in città, è quantomeno un tantino noioso per lo spettatore che al cinema vuole vedere e ascoltare chi ha qualche storia nuova da raccontare. Ecco, tutto questo tra parentesi per non urtare la sensibilità di quelli che non sono ancora stufi della poesia, dell’amore, dei sorrisi e delle risate del bravissimo Roberto Benigni).

La Tigre e la Neve (id., Italia, 2005, sala)
Regia di Roberto Benigni

Pubblicato il 21/10/2005 alle 13.10 nella rubrica Cinemio.

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