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>L'ONANISMO DEI LUPI

Sta male dirlo, ma questo è: una gigantesca sega, non solo o non strettamente mentale, di un regista che forse più che pessimo è solamente preso da manie di grandezza. Comincia a masturbarsi nella prima scena, dove questa disgraziata deve ricordare i nomi di Kennedy o Castro stesa su un lettino che pare poter stare solo e soltanto nel futuro prossimo, e poi continua con una serie terrificante delle peggio inquadrature possibili: dietro a un vetro, dietro a un finestrino di un’auto, dietro qualsiasi cosa possa sgocciolare la pioggia incessante e mostrare così i personaggi in una sorta di autoanalisi permanente in ogni inquadratura. Il fatto è che poi tutti questi temporali di una storia brutta e improbabile conciliano l'abbiocco nel corso di queste due ore confuse, dove se qualcosa bisogna per forza chiedersi perché la sceneggiatura lo impone e non vogliamo essere prevenuti, l’unica è cercare di capire il perché di un supplizio tale per il pubblico in sala. E i buchi di memoria, e gli immigrati turchi, e le misure straordinarie post Undici settembre, e la droga, e questo potentissimo gruppo nazionalista e neofascista turco, i Lupi grigi, composto da così tanta gente pericolosa e pronta a prendersi il mondo, che qui è rimasto solo un pazzo furioso incazzato, e Jean Reno violento e corrotto, e la psicologa Laura Morante, e un poliziotto come sempre quasi bambino, e gli omicidi in serie, e i visi deturpati e questa pippa continua così imperterrita fino alla fine, facendosi detestare nei suoi colpi di scena come negli snodi secondari. La chiusura, poi, è la conferma di tutto: Nahon gode e viene all’improvviso, e in men che non si dica chiude il film. Noi a una sega del genere si preferiva quasi una martellata sui coglioni.

L'impero dei Lupi (L'Empire des loups, Francia, 2005, sala)
Regia di Chris Nahon

Pubblicato il 18/10/2005 alle 23.57 nella rubrica Cinemio.

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