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>WENDERS BUSSA ALLA MIA PORTA

È che al di là dei suoi personaggi racconta poco e niente, e quindi è normale ci si possa annoiare. È che gli uomini ne escono a pezzi, e quindi è normale si possa discutere. È che la colonna sonora è portante davvero, e quindi è normale che ci si possa sentire un po’ in fuorigioco. È che sembra tutto quasi spontaneo, e allora è normale ammirare non tanto i colori, che sarebbe fin troppo facile e bello, ma la costruzione di una vicenda tra immagini di una elegia sorprendente, tramonti e aurore che si inseguono nel giro di un istante e la tecnologia più invadente e becera nell’ultimo pezzo e momento di western ancora possibile. E non è nemmeno un film facile questo dove uno Shepard magistrale interpreta un attore che se ne va dal set, ritrova la madre, il figlio e una delle donne della sua vita, non riesce mai a misurarsi con se stesso inseguito e osservato da una ragazza bionda con un’urna cineraria in mano ritirata subito all’inizio della storia, quando tutti capiamo già chi potrebbe essere lei, ma che mai e poi mai ce lo dirà di persona dandoci le spiegazioni che chi sparisce per trent’anni difficilmente può poi pretendere di avere. Però rimane parecchio di questa storia cominciata con uno che baratta quasi tutto per una camicia sporca e una giacca lurida, e l’idea di una luce che passa dagli enormi buchi naturali di una grande montagna e un cavallo sull’asfalto sono già più Cinema, con la maiuscola, di quanto non se ne veda in anni interi di visioni d’autore anche più divertenti ma di certo più insipide e stupide. Questo è un altro bel film firmato Wim Wenders.

Non bussare alla mia porta (Don’t Come Knocking, Germania/Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Wim Wenders

Pubblicato il 15/10/2005 alle 23.1 nella rubrica Cinemio.

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