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>ROMAN(Z)O

Lasciatevi conquistare dalla prima mezz’ora. Quella di un incipit classico e travolgente, di giovanotti di periferia tra vandalismo, canne e voglia di diventare grandi presto, e quella della prima parte del capitolo dedicato al Libanese, per intenderci. Se vi pare lasciatevi conquistare dai nomi del cast, o dai primi piani che servono per risparmiare sulle scene, dagli occhi di Kim Rossi Stuart, dall’arroganza di Claudio Santamaria, dall’ottimo Pierfrancesco Favino, o anche da Anna Mouglalis, che effettivamente non è bravissima, ma insomma, può piacere e comunque il suo ruolo glielo impone (di piacere). Ecco, magari lasciate perdere Stefano Accorsi, eroe buono che tanto recita con il fiatone come sempre, e poi guardate l’orologio. Mancheranno ancora due ore, e non passeranno più. Perché Placido inspiegabilmente tira il freno a mano, abbandona il romanzo corale della banda, quella della Magliana, quella che in pochi anni compì il salto da sgangherata combriccola di piccoli criminali a spietata, potente e protetta organizzazione (così ci dice la sceneggiatura firmata Rulli e Petraglia, oltre che dall’autore dell’omonimo libro De Cataldo), per cominciare a scrivere la storia personale del Freddo, star incontrastata insieme alla più veemente dietrologia politica e al più insipido montaggio di immagini originali, tutte troppo televisive, troppo sgranate, troppo ripetitive. Qualche siparietto umoristico (simpatico quello dell’orologio che «mo’ funziona»), Jasmine Trinca innamorata, «quelli di Milano che fanno le tessere e giocano con i cappucci e i compassi» e un copione che male che vada, se proprio non fosse romanzesco, di sicuro è tutto in romanesco.

Romanzo criminale (id., Italia/Francia/Regno Unito, 2005, sala)
Regia di Michele Placido

Pubblicato il 7/10/2005 alle 15.21 nella rubrica Cinemio.

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