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>CENSURA, LA MALFA E MAZZINI

Riferire di due giornate di lavori sarebbe un po’ impossibile, specie poi quando la presidenza decide di tagliare il pomeriggio del secondo giorno senza tagliare però il numero di relazioni e costringendo di fatto ad un’attenzione che inevitabilmente mi è crollata. Comunque il dettaglio della censura nei singoli Stati preunitari italiani è un argomento anche piuttosto divertente, non solo perché evidenzia le differenze culturali profonde tra i singoli governi, ma perché alla fine mostra come il reale luogo del potere di oscuramento non fosse la commissione di censura, che dava di volta in volta un parere o impartiva la decisione assunta, ma bensì la polizia, che quel divieto a quel libro o a quel periodico o quel volantino lo doveva applicare. E quindi poi anche nel Risorgimento tra il dire e il fare… Comunque, sia chiaro, erano anni ben bui, di grande esplosione di idee, e di grande persecuzione di quelle idee soprattutto, sai che novità, nello Stato pontificio, dove le commissioni di censura erano quattro, fino a quella suprema del Sant’Uffizio. In Toscana invece, Granducato illuminato, come al solito si era un po’ più intelligenti: intanto i libri che non erano censurati negli stati esteri, e che dunque potevano entrare nel territorio dall’esterno, finivano per essere stampati, che il mercato è il mercato, e l’industria di stampa dello Stato portava guadagno, e bisognava metterla in concorrenza, e guai lasciare un’esclusiva alle stamperie fuori Toscana; poi i libri che in teoria avrebbero dovuto subire la mannaia della censura ma il cui costo di copertina sarebbe stato piuttosto alto una volta messi in commercio, ottenevano comunque il via libera, perché mai sarebbero finiti nelle mani del popolino, l’unico che si temeva potesse essere traviato da idee contrarie al potere.

Del resto, e questo forse è parecchio interessante, il convegno di studi Potere e circolazione delle idee: stampa, accademie e censura nel Risorgimento italiano (1814-1861), sotto l’Altro patronato del presidente della Repubblica, ha messo le cose in chiaro: quello della mancata partecipazione popolare al grande processo storico dell’Unità d’Italia è uno stereotipo bello e buono. Certo, non fu una partecipazione corale, ma il Risorgimento italiano, a differenza di quello di altri paesi europei, deve moltissimo all’entusiasmo di larghi settori di cittadinanza e vide soprattutto la grande partecipazione volontaria dei giovani.

Ma il convegno era dedicato a Giuseppe Mazzini, ed inserito negli eventi di celebrazione del bicentenario della sua nascita. Visto il titolo delle due giornate la prospettiva è stata soprattutto quella del Mazzini giornalista, o del suo rapporto con la stampa, o del suo ruolo nella formazione dell’opinione democratica nel Risorgimento. E poi eccezionale e trascinante è stata la prolusione di Giorgio La Malfa (che in questa sede ammiro e basta) che ha ricordato la collocazione del genovese «Tra il liberalismo inglese e il socialismo nascente, una posizione in grado di cogliere libertà e uguaglianza che parla all’oggi. Un ideale di lotta contro lo spirito del nazionalismo, per creare una nazione italiana tra le nazioni europee nel rispetto di quella fratellanza indispensabile per la sicurezza». E poi l’economia, Mitterand, un continente «Vecchio al confronto con Stati Uniti, Cina e India, ancorato ancora alle sue gloriose e vecchie università», e poi ancora Mazzini, l’unità e la libertà: «Aveva chiaro che l’unità fosse impossibile farla dal basso solamente con i diritti, occorreva piuttosto raggiungerla dall’alto puntando sui doveri di ogni individuo».

Perché Mazzini non fu solo agitatore politico, rivoluzionario, apostolo dell’unità italiana, padre della Patria od educatore. Fu soprattutto un uomo che a costo di qualsiasi sacrificio testimoniò Pensiero e Azione, e con la sua vita la verità che insegnava, restando fino in fondo fedele alla propria missione. Ed esattamente per questo ci sarà sempre chi lo amerà e lo prenderà proprio Maestro.

Pubblicato il 25/9/2005 alle 21.26 nella rubrica Mazziniana.

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