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>ERRANTE O ERRATO?

Intendiamoci alla svelta, visto che quest’ultimo capolavoro del dio dell’animazione è forse tecnicamente tra i migliori, ma probabilmente il più debole in scrittura. Intendiamoci alla svelta: la bocca si spalanca non appena comincia la parata militare, e spalancata resta fino alla fine, incredula di fronte ai colori, ai fondali, ai dettagli sorprendenti, sfuggenti e malinconici di un disegno così classico che riesce sempre a stupire con le armi più suggestive e poetiche dell’incanto, l’invenzione e la fantasia. Però intendiamoci: la vicenda di Sophie, giovane cappellaia «di quartiere», alle prese con una maledizione che la riduce ad una piccola vecchina, soffre una sceneggiatura affaticata. I temi, intendiamoci, sono sempre i soliti, arricchiti questa volta da quello tutto giapponese della vecchiaia, ma nessuno, nemmeno il volo, nemmeno la guerra, è efficace e convincente. Miyazaki elabora come un’enciclopedia di se stesso, tralasciando però troppi personaggi, dallo spaventapasseri Rapa al cagnolino spia di Suliman e a Suliman stessa, dimenticandosi di chiarire più di un passaggio, dalle piume del bellissimo Howl al sonno notturno della protagonista, trascurando ed affrettando una vicenda concettualmente più complessa rispetto a tutti quanti i suoi lavori. Intendiamoci: Markl, il vapore della locomotiva, Calcifer o la salita della scalinata reale sono sensazionali momenti di cinema, ma la sensazione generale è quella di una greatest hits riuscita non alla perfezione.

Il Castello errante di Howl (Hauru no ugoku shiro, Giappone, 2004, sala)
Regia di Hayao Miyazaki

Pubblicato il 19/9/2005 alle 20.57 nella rubrica Cinemio.

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