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>LA PASSIONE DI PASQUALE GIBSON

Pasquale Scimeca non perde solo tutto il credito accumulato con Placido Rizzotto e non soltanto l’occasione di rappresentare degnamente (e in un certo senso di salvare) il cinema italiano alla Mostra di Venezia, dove questo film partecipava nella sezione Giornate degli autori. Pasquale Scimeca perde soprattutto l’occasione di fare un filmetto storico(politico) facile facile, di raccontare una storia che in questo clima bene avrebbe fatto a tanti e che con qualche passaparola in più d'uno sarebbero andati a vedere. E invece Pasquale Scimeca lavora la denuncia dell’antisemitismo concentrato su La passione di Cristo in versione Mel Gibson, dichiarando fin dal titolo l’intenzione di voler realizzare un analogo e anti pamphlet, inseguendo l’americano sul suo povero e limitato terreno. Così, cacciato prima dalla Spagna e poi da Napoli, Giosuè, che crede di essere il nuovo Messia, finisce in Sicilia dove in quattro e quattr’otto vince la gara della Casazza, che prima gli vale l’onore dell’interpretazione di Gesù nella messinscena del venerdì di Pasqua e poi una vera e propria crocifissione. Il sorprendente sta tutto quanto nella narrazione, lenta e noiosa per tutta la prima parte, esasperata e arrogante nei riferimenti a Pasolini (il protagonista è uguale identico) e a Zeffirelli nella seconda, sadicamente sanguinolenta nella terza, quando diventa ormai chiaro che l’impegno e i contenuti ci sono ma manca un minimo valore di tipo cinematografico.

La Passione di Giosuè l’ebreo (id., Italia/Spagna, 2005, venezia 62)
Regia di Pasquale Scimeca

Pubblicato il 14/9/2005 alle 22.52 nella rubrica Cinemio.

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