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>LA BIOETICA NELL'ISOLA DEI CLONI

Lincoln Sei Echo e Jordan Due Delta sono i nomi di due polizze assicurative. O di due cloni, se preferite. Perché poi sui grandi temi di bioetica, referendum docet, i confini sono così moralmente saldi e solidi, che finiscono sempre per spostarsi con l’estrema facilità della sfumatura di prospettiva. Di esotico, infatti, c’è solo il titolo del film, ambientato in un futuro che si vorrebbe far credere più che prossimo (l’anno è il 2019), ripreso senza nemmeno installare un aggiornamento rispetto a quello già tratteggiato da Zemeckis prima e da Spielberg soprattutto e poi. Il regista, però, è appena quello di «Armageddon» e di «Pearl Harbor», un mediocre direttore di intrattenimento per far lievitare il botteghino. Lincoln Sei Echo e Jordan Due Delta sono i nomi dei personaggi interpretati rispettivamente da un finalmente convincente Ewan McGregor e da una Scarlett Johansson che non rinuncia mai alla sua grazia soffusa. I due cloni/polizze assicurative, copie identiche di persone talmente ricche da potersi permettere «d’ingannare la morte», riescono a fuggire dalla fabbrica dove vengono prodotti, vestiti di bianco, impiegati in qualche attività e in cui devono rispettare come prima regola quella della «prossimità». Aiutato in larga parte dagli attori (nel cast anche il bravissimo Steve Buscemi e il carismatico Sean Boromir Bean) ed esaurendo fin troppo presto un racconto che si chiude per inerzia, Michael Bay firma forse il suo miglior lavoro, si destreggia come può tra le domande di bioetica e comunque si conferma solo come regista di pubblicità, videoclip e al massimo tristi blockbuster di fantascienza.

The Island (id., Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Michael Bay

Pubblicato il 2/9/2005 alle 18.24 nella rubrica Cinemio.

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