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>PICCOLISSIMA LOLA

Bertrand Tavernier è un raffinato critico cinematografico, oltre che uno studioso di cinema americano, oltre che un regista, oltre che il padre dell’autrice del romanzo da cui è tratto questo film. Bertrand Tavernier è troppe cose tutte insieme, e il sospetto si fa largo e si fa realtà anche in questa sorta di viaggio-inchiesta che si mantiene sempre lontano dai binari documentaristici e anzi che affronta anche un buono studio in sceneggiatura per avere personaggi che personaggi di una vicenda lo siano realmente. Anche troppo. Geraldine, che si registra tutte le sue sensazioni di questo soggiorno in Cambogia alla ricerca e nel tentativo di un figlio da adottare, e Pierre, naso buffo e propensione alla lingua inglese un po’ sospetta per un medico della collina di Francia, e tutte quante le loro conoscenze, coppie anche loro in Indocina alla ricerca di quel figlio che in tanto tempo mai è arrivato, all’inizio sono pure simpatici e carini, ma dopo poco sembrano solamente macchiette buffe e tanto stupide. Tanto più che la fatica per espletare le pratiche di un’adozione che sia davvero tale e non una combinazione di mazzette nel modo di famiglie americane e deputati del parlamento francese, stanca perché incapace di fornire allo spettatore un senso valido che riesca a spingersi anche oltre alla trafila infinita nella quale Tavernier per primo finisce per perdersi completamente.

La piccola Lola (Holy Lola, Francia, 2004, sala)
Regia di Bertrand Tavernier

Pubblicato il 28/8/2005 alle 21.10 nella rubrica Cinemio.

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