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>LO SPASSO DEI MORTI VIVENTI

L'unica obiezione possibile è che per essere un morto vivente lo zombie benzinaio, quello brutto e negro, è un po’ troppo leader per risultare credibile, e occupa la scena un po’ troppo per essere simpatico. E poi che tra la zombie femmina con la bocca disfatta oppure quell’altro dell’orchestrina, di questa massa di corpi distrutti e poetici, malinconici e romantici, alla fine sono solo quattro o cinque quelli che si ricordano. Comunque e in ogni caso, bentornato maestro George A. Romero, e chi si azzarda a obiettare qualcosina d'altro trovi pure posto altrove, che di horror, anche assurdamente vietati ai quattordicenni e via in giù, ne troverà più che a bizzeffe. Il bello di questa storiellina breve di umani rinchiusi, zombi «in cerca di un posto dove andare» e umani anche loro «in cerca di un posto dove andare», che poi sarebbe uno scappare dalla distruzione dei morti che camminano conseguenza dei capitalisti che affamano e distruggono, ma le letture, o le esaltazioni, o le indignazioni per i motivi della politica le lasciamo qui volentieri ad altri, è che questo registone newyorkese sa come si usa la macchina da presa. La luna che si dissolve nello specchio d’acqua prima dell’attacco definitivo, il monitor lcd che manda in onda permanentemente lo spot della cittadella bella, i «fiori del cielo» o Robert Joy che lecca il suo fucile prima di colpire, sono chicche di un lavoro che si dichiara e vive il suo successo di b-movie e che però è puro spasso.

La Terra dei Morti viventi (Land of the Dead, Canada/Francia/Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di George A. Romero

Pubblicato il 28/7/2005 alle 17.57 nella rubrica Cinemio.

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