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>PORCELLINI E POLLICINO

Paura senza panico, fatto salvo sempre il lieto fine, nel mondo delle favole non sarebbe ammessa. Furbizia senza dosi di malizia, tipico prodotto dell’età dei grandi, nemmeno potrebbe esistere. Così, quello che salva i Tre porcellini e Pollicino con i suoi sei fratelli è proprio la conoscenza che amiamo tanto, il pensare per sapere e per imparare più del cattivo della favola.

Dalla paglia al legno e dal legno al mattone, dal mattone ai sassolini e dalle briciole di pane alle coroncine di fiori, dalle coroncine di fiori al tesoro e dal tesoro al lupo nel forno, dal lupo nel forno alla famiglia del taglialegna che finalmente riesce a sfamare i suoi sette figli senza aver più bisogno di abbandonarli, in tutti e due i racconti è sempre un continuo progresso di intuizioni meditate. Così, in entrambe le rappresentazioni, sia Tanti Cosi Progetti che Accademia Perduta Romagna Teatri (che firma solamente la seconda ma che le produce entrambe) si trovavano di fronte la sfida di proporre al pubblico dei più piccoli uno spettacolo simpatico e alla portata loro, mantenendo però originario e intatto lo spirito della storia. 

«I tre porcellini» (id., Tanti Cosi Progetti, Ravenna, 1997), presentato nella rassegna Teatro Ragazzi nella Molinella all'interno del cartellone «Teatro Masini Estate», diretto e interpreto da Antonella Piroli e Danilo Conti, fa affidamento solo sulle voci dei due attori, che animano pupazzoni di peluche con la testa in cartapesta, non semplicemente muovendoli con le mani, quanto più integrando insieme i corpi, in modo tale che le gambe degli attori diventino ben presto le zampe posteriori dei due personaggi: un porcellino, via via per tutti e tre, e il lupo più cattivo e meno stupido mai visto al teatro della favola, in un lavoro in realtà più divertente che entusiasmante.

Per la rassegna Casola è una favola del cartellone «E...state in collina», il fuoriclasse Claudio Casadio, invece, armato di parlata romagnola e fantasia, tiene insieme la lettura della favola e l’immedesimazione in «Pollicino» (id., Accademia Perduta Romagna Teatri, Bagnacavallo, 2000), nei suoi fratelli, nell’orco e persino nella moglie di questo cattivissimo. Sul palco, un tavolo con due cassetti, e un sistema a carrucola a cui attaccare la finestra e la casina stessa della famiglia del taglialegna, la neve dell’inverno nel bosco dell’abbandono e il sapore popolare di quella che forse è la più grande fiaba senza tempo. Comincia subito, lo spettacolo, e i più piccoli impiegano un po’ a capire come può capitare tutto così in fretta: non appena l’uomo scende dalla tavola è il narratore, quando è sopra invece parla con le voce dei diversi protagonisti. Alla fine, da tutti quanti, scrosci di sinceri applausi a premiare leggerezza ed efficacia di un allestimento di una casa di produzione che convince sempre e sempre più.

Pubblicato il 17/7/2005 alle 21.55 nella rubrica Proscenio.

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