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>IL GIOCATTOLONE DEI MONDI

Steven Spielberg aveva una tremenda voglia di farlo questo film, e si vede tutta nella regia di una bellezza ispirata, raccolta e puntata sempre e soltanto su un unico punto di vista, che poteva pure essere un tantino più originale di quello di uno scaricatore di porto bello pulito e divorziato con figli a carico per il fine settimana senza sapere neppure un verso di ninna nanna, ma che se ci si accontenta riesce a svolgere egregiamente il suo ruolo di filo conduttore della storia. Detto questo, il film si riduce ad una continua corsa a chi la spara più grossa, fino a che quelle carcasse tecnologiche di mostriciattoli alieni, che chissà perché scelgono l’arancione come unico loro colore di riferimento, non si fermeranno da sole. Emoziona giusto un paio di volte, entrambe peraltro ed esclusivamente per meriti tecnici (la ripresa, le luci, i rumori, l’atmosfera di un bunker o l’odore del sudore nell’abitacolo di una macchina), e continua a interessare più o meno fino alla fine. Inutile però lanciarsi in interpretazioni e discussioni sull’inadeguatezza del padre, sul ruolo dei figli, sul coraggio dell’amore, sull’Undici di settembre, sull’ottimismo della volontà, sulla spietatezza di una minaccia e sugli anticorpi per fronteggiarla, sulla passione individuale e sulla tragedia collettiva. Rimarrà poco e niente di questo giocattolone, una voglia cavata per un regista il cui valore non si discute e un ennesimo episodio di tipica cinematografia americana moderna.

La Guerra dei Mondi (War of the Worlds, Stati Uniti, 2005, sala)
Regia di Steven Spielberg

Pubblicato il 7/7/2005 alle 0.32 nella rubrica Cinemio.

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