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>L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI JULIA

L’amico e mentore morto da quindici anni, ora immaginario ma che può sempre ritornare, apre e chiude come nella migliore tradizione del teatro classico un sipario pesante e rosso. Julia Lambert in realtà è molto più che l’attrice assoluta di una Londra irripetibile. È una bellissima donna, una quarantacinquenne madre con poco tempo a disposizione per esserlo fino in fondo, una moglie aperta di una ricca coppia aperta tra amici aperti, giovani bionde rampanti aspiranti star e giovani affascinanti americani che conoscono «Un sacco di modi per evadere le tasse». Ha una domestica eccezionale, un’amica rompiscatole e una capacità di aprire e chiudere il rubinetto delle lacrime a cui poco importa del palco o della vita di tutti i giorni. Julia Lambert è la protagonista di un film non sul teatro o col teatro dentro, quanto più di un immenso lavoro di applicazione della grammatica di scena non solo come base per dialoghi, costumi, scenografie e sceneggiatura, ma soprattutto come categoria prima e unica per lo svolgimento della vicenda. Per il resto la pellicola è di certo una di quelle piccole gemme lavorate a mano, con tanti attori famosi e con tutti gli altri parecchio bravi, con la freschezza di una commedia e l’eleganza della qualità. E Annette Bening, doppiata a volte bene e altre meno da Mariangela Melato, è sempre e al solito semplicemente maestosa.

Being Julia - La Diva Julia (Being Julia, Canada/Stati Uniti/Ungheria/Regno Unito, 2004, sala)
Regia di István Szabó

Pubblicato il 30/6/2005 alle 12.2 nella rubrica Cinemio.

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