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>IL COMPLEANNO DI PIPPO - 6

Per l’esame poteva andare bene. Non l’aveva scelto ancora nessuno, avrei fatto una bella figura dalla maestra e poi soprattutto non era un argomento come quelli che preparavano gli altri. Era un personaggio. Era già il mio personaggio preferito.

Quinta elementare. Giuseppe Mazzini i miei compagni non è che li avesse proprio spaventati come qualcuno voleva far credere. Piuttosto è che loro preferivano le due guerre mondiali, o le tre d’indipendenza, o il fascismo, o il nazismo. Il comunismo mi pare non lo preferì nessuno. E poi, ecco, decidere di preparare una ricerca per l’esame di licenza su un argomento sarebbe stato facile, avevamo la biblioteca piena di libri che si intitolavano «La Grande guerra», «Mussolini», «Hitler», «La Seconda guerra mondiale». Per Mazzini, invece, dovette pensarci la mia maestra, quella della bella figura, che però per capire cosa succedeva dopo la Repubblica Romana dovette chiedere un po’ in giro. Il nostro sussidiario diceva solo che era genovese, l’anno di nascita, che era carbonaro, poi massone, e che a un certo punto disse «L’Italia deve essere una, libera e repubblicana».

Alle scuole elementari che l’Italia dovesse essere «Libera e repubblicana» di dubbi ce n’erano pochi. Era su quell’«Una» che nel 1995 qualche dubbio qualcuno l’aveva. O meglio, l’Italia poteva pure essere «Una», ma la Padania sarebbe stata un’altra. Ricordo che a casa mi dicevano che quest’altra Padania finiva al Po, e che però il mio compagno mi raccontava che l’Emilia-Romagna ne faceva parte lo stesso, e che allora i miei genitori mi spiegarono che era perché eravamo una regione ricca.

Tutto giusto. Compreso il fatto che il mio compagno fosse il figlio del segretario politico comunale della Lega nord di Faenza, e che lui di storia, per l’esame, non sapesse proprio cosa portare. «Giuseppe Mazzini», gli suggerii, che tutti gli altri si erano già messi in coppia perché avevano capito che in due si sarebbe lavorato di meno.

Io ero più individualista. E volevo fare tutto da solo, e allora gli portai la ricerca, completa, solo da studiare, se voleva essere promosso. Ma non importava molto. Mi premeva solo che capisse che l’Italia fosse «Una». Una per davvero.

Pubblicato il 25/6/2005 alle 18.41 nella rubrica Mazziniana.

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