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>DA SPOSARE DAVVERO

Di Sibel ci siamo innamorati anche noi. Ci è bastato molto meno che al protagonista in realtà, che da sfatto com’era, alla fine diventa pure un bell’uomo, nonostante, o grazie, alle strisce di coca, alla galera e alla lontananza da una donna a cui voleva davvero bene. Impara pure ad attaccarsi alla bottiglia di plastica dell’acqua minerale con lo stesso gusto con cui si scolava la birra, Cahit, ma nel frattempo, diciamo quando stivaletti e gonnellina al ginocchio Sibel va al luna park, noi eravamo già caduti ai suoi piedi. Poi sarà lei a cadere, aspirante suicida, figlia ribelle, parrucchiera provetta e turca per forza in una Germania quasi senza tedeschi. In realtà ci aspettavamo tutt’altro dal vincitore dell’Orso, anche se in fondo questo è un film che si colloca nella migliore tradizione teutonica, con le stesse atmosfere, e lo stesso piglio violento. E la cosa più strana è che senza aver nulla di così eccellente e memorabile, il film procede tra bruschi cambiamenti di ritmo e regia, raccontando, a chi ne avesse bisogno, di una Turchia più libera ed europea di quella che si ha comunemente in testa. Meno squallida, per giunta, della notturna Amburgo in cui si consuma, letteralmente, l’immigrazione di due ragazzi che perdendo la loro tradizione hanno perso se stessi. È un film spiazzante. È un film curioso. È un film tremendo. È un gran film. Un gran film e basta.

La sposa turca (Gegen die Wand, Germania/Turchia, 2004, sala)
Regia di Fatih Akin

Pubblicato il 25/6/2005 alle 1.49 nella rubrica Cinemio.

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