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>UN FIUME SUPERBO

Intanto sembra incredibilmente più breve, e la scusa dell’indagine di polizia, che sarà trama portante ma che solo in trama rimane, coinvolge e appassiona fregandosene di chi già sa. Perché se su quella macchina ci fosse salito un altro di quei tre amici in strada e con la passione per la mazza da hockey, è il concetto primo che tiene a dire la pellicola, tutto sarebbe stato diverso. Ma il punto è un altro, che su quella macchina, di lupi mannari, non doveva salirci proprio nessuno. Quell’altra di macchina, invece, quella da presa, la tiene il solito immenso Clint, che siccome non ha bisogno di dirigere il talento straordinario di tre attori che insieme paiono semplicemente una sorta di dream team, decide di proporre allo spettatore tutta la spettralità di un quartiere, di una parata, di tre mogli che oltre ad essersi dimenticate la fede nuziale al dito, non sanno più essere nemmeno le donne di cui avrebbero bisogno i loro tre uomini. Costruisce poco la regia artigianale del maestro, e molto invece la discussione, opposta all’inutilità delle lacrime. È perfettibile, e rivendendolo si nota eccome, e gli ultimissimi fotogrammi, prima di staccare sui nomi scritti nel cemento fresco e ora asciutto del marciapiede, restano solo un esercizio. Ma proprio per questo è clamorosamente un’opera cinematografica inarrivabile.

Mystic River (id., Stati Uniti, 2003, sala)
Regia di Clint Eastwood

Pubblicato il 24/6/2005 alle 17.35 nella rubrica Cinemio.

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